La serie di tre appuntamenti del Beethoven Festival (a cura di Settimane Musicali al Teatro Olimpico) si è conclusa a Vicenza con l’opera forse più nota del compositore tedesco, la Sinfonia n. 9 op.125 “Corale” nella versione lisztiana per soli, coro e pianoforte. Un concerto che aveva le premesse di far terminare la stagione nella maniera più “spettacolare”, ma che ha soddisfatto solo in parte queste aspettative. Al pianoforte, Maurizio Baglini, già protagonista di una più che apprezzata registrazione discografica della versione pianistica della “Corale”, che ha introdotto l’opera e, più in particolare, proprio la trascrizione per pianoforte di Franz Liszt, trascrizione che non ha nulla di che invidiare alla versione beethoveniana, visto che il sommo compositore ungherese è riuscito a cogliere tutti i minimi dettagli orchestrali trasferendoli sulla tastiera. La versione in questione prevedeva la presenza del coro, ruolo ricoperto dal Coro del Friuli-Venezia Giulia, diretto da Cristiano Dell’Oste, con il pianoforte, in occasione del quarto e conclusivo tempo, nel ruolo di accompagnamento.

Una segnalazione importante riguarda il luogo dove si è svolto il concerto, la chiesa di Santa Corona di Vicenza, uno splendido e capiente scenario che ben si è prestato ad accogliere il pubblico (specialmente con le limitazioni in corso), meno, però, nella resa acustica, come poi spiegherò in sede di commento e come spesso avviene quando si esegue musica in una chiesa. Un fastidioso (e inevitabile) riverbero si è presentato fin dalle prime note del pianoforte in apertura dell’Allegro ma non troppo, una poco maestoso, con le battute di semicrome nel registro basso, che tendeva a produrre un eccessivo risuono. Nettamente più distinguibili sono stati i crescendo iniziali, seguiti da un momento di calma in cui di nuovo il registro basso di accompagnamento, lasciando poi spazio a un piccolo dialogo tra i registri medi e acuti, questi molto più precisi del precedente.

Questo problema relativo al riverbero non si è riproposto nella ripetizione delle battute iniziali, poiché Baglini è riuscito contenere quel problema iniziale senza risultare eccessivamente confuso, come invece è successo nelle battute più delicate, in cui difficilmente si è riuscito a seguire la linea melodica del movimento, tenuto conto che gli acuti diventavano troppo preponderanti sull’accompagnamento. Tecnicamente lodevole, al contrario, l’esecuzione delle ultime battute del movimento, complesse e impegnative. Inoltre, non bisogna dimenticare che spesso e volentieri il pianista pisano ha optato per un tempo abbastanza rapido, quando in un luogo come quello di Santa Corona sarebbe stato più conveniente un battito più lento, proprio per scongiurare i frequenti problemi dati dal riverbero. L’esecuzione del secondo movimento è stata indubbiamente pulita e piacevole, senza considerare qualche problema di risonanza durante il Presto. Baglini ha iniziato molto bene con una serie di marcato subito successiva al maestoso inizio del Molto Vivace, presentando alla perfezione il tema cantabile che alterna legato a staccato. Lodevole anche tutta l’esecuzione sul registro medio, meno predisposto a problemi di risonanza come gli estremi, chiudendo in bellezza con la Coda e il Presto finali, puliti come mai era stato fino a quel momento.

Avendo il terzo movimento un tema cantabile nella sua prima parte, ben si è prestato a un’esecuzione seppur con i problemi già citati. Meno lo sono state le battute più rapide che abbiamo sentito subire molto. Le voci in gioco nel primo tempo sono state nettamente ridotte rispetto al resto dell’opera e ciò ha anche consentito una maggiore pulizia e fluidità all’ascolto. È proprio con queste premesse che ci si è potuti concentrare maggiormente sulla tecnica pianistica di Baglini, il quale ha saputo rendere brillantemente l’aspetto cantabile di questo movimento.

L’ultimo movimento ha preso avvio con il Presto preciso e con un’ottima presentazione del tema, accompagnati da una perfetta linea acuta Vivace (la quale apparterrebbe ai fiati). A seguire, alle prime note dell’Allegro assai, che presenta il tema che poi sarà principe di tutto il movimento, sono entrati lentamente in scena i coristi; questo ingresso, quasi inutile dal momento che ancora numerose battute lo separavano dell’intervento della prima voce, è andato a distrarre notevolmente i presenti dall’esecuzione del pianoforte, ben curata dal solista, in particolare nei momenti più impegnativi.

Dal momento in cui il coro ha iniziato a cantare, sorretto da un ottimo accompagnamento del pianoforte, si sono avuti alcuni problemi, e ciò è avvenuto già dall’inizio, quando la voce del baritono Daniele Caputo è risultata troppo potente considerato lo spazio del palcoscenico sonoro, così come per il resto del coro a seguire, in quanto la potenza timbrica è stata significativamente eccessiva.

Decisamente meglio è stato l’Allegro assai vivace, alla Marcia, con l’intervento esclusivo del pianoforte e del tenore Giuseppe Varano, dal timbro chiaro e mai sovrastante sull’accompagnamento strumentale, così come è stata più corretta anche la gestione dell’acustica rispetto al resto dell’ensemble, e altrettanto bene anche l’intervento del coro a seguire nel finale antecedente a Seid umschulgen. Proprio in questo Andante maestoso si è vista una perfetta coesione tra il coro maschile e il pianoforte, elementi bene in sintonia e senza eccessi.

Invece, dolenti note fino al termine dell’esecuzione riguardano il coro al completo, il quale, come si è già fatto presente, era composto da poco meno di venti elementi; questo perché è sembrato quasi che la massa corale abbia voluto rendere una potenza vocale che andava oltre il numero effettivo dei suoi componenti, come a voler arricchire l’impatto e la resa timbrici, risultando però troppo potente e sovrastando di fatto il pianoforte in diverse circostanze.

Alla fine, il quartetto dei solisti conclusivo è stato forse l’intervento più riuscito. Le voci del soprano Annamaria Dell’Oste e del mezzosoprano Laura Polverelli hanno trovato ottimo appoggio negli altri soli, rendendo uniforme e deciso questo ultimo Allegro non tanto. Ha chiuso l’opera il maestoso Presto, di nuovo con il coro eccessivamente preponderante, che ha sovrastato ancora una volta il prezioso apporto pianistico.

Marco Pegoraro

Giudizio artistico 3/5

Vicenza - Chiesa di Santa Corona
Liszt/Beethoven Sinfonia n. 9 in re minore op. 125
versione per soli, coro e pianoforte

Maurizio Baglini pianoforte
Annamaria Dell’Oste soprano
Laura Polverelli mezzosoprano
Giuseppe Varano tenore
Daniele Caputo baritono

Coro del Friuli-Venezia Giulia
Cristiano Dell’Oste direttore

Marco Pegoraro

Marco Pegoraro