«Eseguirono la “Sonata a Kreutzer” di Beethoven. Lo conosce lei il primo tempo, il “presto” iniziale, lo conosce?!», gridò addirittura. «Oh, è qualcosa di terribile quella sonata. E specialmente quel tempo iniziale. Del resto, la musica in generale è una cosa tremenda. Ma che cos’è poi? Io non lo capisco. Cos’è la musica? Che effetto ha su di noi? E perché ha l’effetto che ha?».

È in questo modo che Lev Tolstoj inizia a descrivere la Sonata per violino e pianoforte n. 9 op. 47 “A Kreutzer” di Ludwig van Beethoven nel suo celeberrimo romanzo breve, la cui genesi merita di essere brevemente riportata. Ottant’anni dopo la pubblicazione della Sonata nel 1803, Lev Tolstoj, con il pittore e scultore Efimovič Repin e l’attore Vasilij Andreev Burlak, talmente affascinati dall’esecuzione della Sonata a un concerto al quale avevano assistito insieme, si proposero di riportare le proprie sensazioni nelle rispettive discipline (scrittura, pittura e teatro). Ma soltanto Tolstoj portò a termine il progetto pubblicando, nel 1888, il romanzo breve La Sonata a Kreutzer, un’opera che narra di un uxoricidio compiuto dal protagonista, follemente geloso del rapporto scaturito dalla moglie pianista e da un violinista con cui eseguiva la sonata in questione.

Ed è proprio su questa relazione tra Tolstoj e Beethoven che si è aperto il concerto del 13 ottobre, il primo della XXIX edizione delle “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” a Vicenza, sotto la direzione artistica di Sonig Tchakerian, con la violinista che ha anche preso parte all’evento inaugurale con il pianista Andrea Lucchesini.

Concerto aperto con un’introduzione all’ascolto particolarmente dettagliata e precisa da parte del musicologo Giovanni Bietti, la cui unica pecca è relativa alla sua durata, che si è protratta per quasi un’ora prima di arrivare all’esecuzione vera e propria, mettendo pericolosamente a dura prova l’attenzione del pubblico presente, tenuto conto che un’analisi siffatta, per quanto dettagliata, si sarebbe prestata meglio a un intervento in forma conferenza piuttosto che come prefazione di un’esecuzione.

Sonig Tchakerian e Andrea Lucchesini durante l'esecuzione della Sonata "A Kreutzer" di Beethoven.

Per ciò che riguarda la lettura della sonata da parte del duo Lucchesini & Tchakerian, l’Adagio Sostenuto porta già una generale impressione dello stile dell’opera, aperto da sciolti accordi del violino carichi di tensione, ben ripresi dal pianoforte e poi rielaborati insieme fino al Presto, allorquando gli strumenti si inseguono e si contrappongono anche violentemente. In particolare, ottima la comunicazione tra i solisti, seppur tra i due ci fosse un’evidente maggior partecipazione del violino di Tchakerian rispetto al pianoforte. A questo proposito, ricordo che la Sonata non prevede un accompagnamento per pianoforte, bensì “per il Pianoforte ed un Violino obligato”, quindi, con una visione, una proiezione paritaria dell’insieme, senza che l’uno prevalga sull’altro. Semmai, una piccola ammonizione dev’essere imputata al violino nell’articolazione delle crome di questi passaggi, poiché talvolta si è rischiato che fossero poco distinguibili.

Ad ogni modo, a parte queste microscopiche pecche, la resa di Lucchesini è apparsa pulita e tecnicamente precisa, ben abbinandosi con quella della violinista, senza incorrere nel frequente rischio di sovrastarsi vicendevolmente, specialmente nelle battute di pizzicato (non si dimentichi che il primo tempo ha una serie di veloci scariche energetiche che si alternano a momenti di calma, raggiungendo più volte il climax durante l’esecuzione; una tecnica interessante, quella di Beethoven in quanto, nella comune prassi del tempo, questo momento giungeva solo dopo l’esposizione del tema e la sua elaborazione, mentre qui, invece, anticipa la tensione e la ripropone frequentemente nello sviluppo del movimento).

Sulla base di ciò, i solisti sono stati pienamente all’altezza nel trasmettere questo intento del compositore, non solo con la semplice esecuzione, ma con un aspetto significativo, seppur talvolta sottovalutato, quale è quello della mimica, il sentire l’esecuzione mostrandolo fisicamente (come non ricordare, a tale proposito, l’enorme tela conservata al Museo Revoltella di Trieste e dipinta dal toscano Lionello Balestrieri, intitolata “Beethoven”, illustrante proprio un’esecuzione domestica della “Sonata a Kreutzer”, in cui il violinista viene fissato nella plasticità del gesto musicale?). Ebbene, questo aspetto è stato pienamente raggiunto dalla Tchakerian.

Il quadro intitolato "Beethoven" di Lionello Balestrieri conservato al Museo Revoltella di Trieste.

Nel tempo centrale, l’Andante con variazioni, i due solisti hanno presentato reciprocamente il tema dialogando idealmente, adottando quasi uno stile operistico tale è stata l’intensità del lirismo espresso, il che ha portato a una fortissima coesione tra i due solisti capaci di esaltare il loro incessante dialogo.

La prima variazione, particolarmente vivace, si apre con un semplice intervento del pianoforte sul tema esposto, seguito da un delicato e costante intervento del violino (sempre piano, indica Beethoven sulla partitura). Scambiando le parti, è nella seconda variazione che il violino prende spazio e il pianoforte interviene solo come accompagnamento. In queste poche battute, si vede una particolare sperimentazione di Beethoven, che molto diverge dai canoni musicali del suo “primo periodo” (se ci atteniamo alla tripartizione), ovvero portare il violino a un registro sorprendentemente acuto, il che rende questa variazione particolarmente impegnativa per il solista, cosa che Sonig Tchakerian ha ben affrontato da par suo, mentre nella terza variazione i due interpreti hanno dato vita a un solo e costante dialogo, preciso nei crescendi e pulito in modo coeso. Infine, nella quarta e ultima variazione, a dominare all’inizio la scena è il pianoforte, con una successione rapida di semicrome accompagnate dal violino che poi assume la guida con la stessa puntualità e, a seguire, la ripresa del dialogo, il quale è stato fissato con precisione dal duo Lucchesini & Tchakerian.

Ancora Sonig Tchakerian e Andrea Lucchesini nel corso del concerto al Teatro Olimpico di Vicenza.

A terminare la Sonata il movimento finale Presto che, come avviene con il tempo iniziale dell’opera, è rappresentativo di un forte sfogo passionale che nel secondo movimento non si presenta. Di nuovo, idealmente, i due interpreti hanno ricostruito l’alternarsi dello stile delicato e riposato in contrapposizione con il subito successivo sfogo, spesso puntato per il violino, e conducendo entrambi i solisti su un registro basso. Ed è proprio su questo ultimo aspetto che Andrea Lucchesini e Sonig Tchakerian hanno saputo evidenziare una perfetta coesione dei legato, così come sulle improvvise alterazioni di tempo, portando magistralmente la Sonata a un preciso ed esaltante finale.

Il bis proposto, utile per un raffronto stilistico, è stato il primo tempo della Sonata n. 5 op. 24 “La Primavera”, con i due interpreti che si sono cimentati in un pilastro musicale del repertorio cameristico per violino e pianoforte del genio di Bonn, riscuotendo un forte e meritatissimo apprezzamento da parte del pubblico.

Marco Pegoraro

BEETHOVEN FESTIVAL

Martedì 13 ottobre 2020 h. 21.00

Vicenza - Teatro Olimpico

Ludwig van Beethoven - Lev Nikolaevič Tolstoj
Sonata a Kreutzer con il racconto di Giovanni Bietti

Sonig Tchakerian violino - Andrea Lucchesini pianoforte

Giovanni Bietti introduzione

Giudizio artistico 4/5


Marco Pegoraro

Marco Pegoraro