Non so in che cosa consisterà, a livello di programma di incisione, il progetto discografico ideato dalla pianista sudcoreana Eunhee Baek riguardo alle opere di Franz Liszt, progetto appena iniziato con il primo volume pubblicato dalla Da Vinci Classics, ma accostare in questo disco iniziale le tre Apparitions del 1834 alla terza delle Années de pèlerinage significa percorrere oltre quarant’anni di vita creativa del pianista e compositore magiaro, passando dagli impeti della giovinezza alla meditazione estrema degli ultimi anni. Indubbiamente, si tratta di un’idea programmatica tanto semplice quanto efficace, che evita la facile antologia di pagine celebri per costruire invece un itinerario coerente, nel quale la trasformazione del linguaggio lisztiano appare come lo sviluppo naturale di una medesima tensione poetica.

La cover del CD Da Vinci Classics dedicato al primo volume di opere pianistiche di Franz Liszt.

Così, la pianista di Seul, da tempo impegnata nell’esplorazione sistematica dell’opera pianistica di Franz Liszt, ha voluto sicuramente affrontare questo percorso con un progetto che rivela una precisa consapevolezza culturale prima ancora che pianistica, un connotato rimarcato ulteriormente dalle note di accompagnamento, stilate da Jean-Yves Clément, in cui si insiste sul tema del viaggio “dalla culla alla tomba”, individuando nella vicenda biografica e spirituale del compositore il filo conduttore del programma. Più che seguirne alla lettera la lettura, conviene però osservare come sia la musica stessa a suggerire una sorprendente continuità tra il Liszt visionario delle Apparitions e quello rarefatto del terzo libro delle Années de pèlerinage.

Cominciamo con le Apparitions, che appartengono ancora all’età romantica della fantasia e dell’improvvisazione, ma che allo stesso tempo contengono già quella ricerca sul colore e sulla dissoluzione della forma che caratterizzerà il tardo Liszt. Eunhee Baek coglie con intelligenza proprio questo aspetto, evitando di trasformare queste pagine in un esercizio di mera brillantezza esecutiva. L’emissione del suono è sempre controllata, il fraseggio respira con naturalezza e il rubato non diventa mai arbitrio espressivo. L’impressione è quella di una pianista interessata più alla costruzione dell’atmosfera che all’effetto immediato, il che corrisponde a quelle che erano le intenzioni del loro autore. Difatti, l’ultima Apparition, la Fantaisie sur une valse de Schubert, conferma questa impostazione. Il virtuosismo è presente, naturalmente, ma non viene mai ostentato, mentre la scrittura conserva leggerezza e trasparenza anche nei passaggi più elaborati, così come il disegno formale rimane costantemente leggibile. È una qualità non scontata, perché Liszt rischia spesso di essere interpretato come successione di episodi spettacolari; qui, invece, ogni episodio sembra nascere dal precedente con notevole fluidità narrativa.

La giovane pianista sudcoreana Eunhee Baek (© Soomin Kim).

Tuttavia, il centro di gravità dell’incisione è rappresentato ovviamente dal Troisième Année de pèlerinage. Qui la giovane pianista di Seul dimostra una maturità interpretativa ancora più convincente, a cominciare dalla cartina al tornasole di questa raccolta, data da Jeux d’eaux à la Villa d’Este, pagina nella quale evita qualsiasi compiacimento impressionistico. Le sonorità liquide, la luminosità delle figurazioni e la ricchezza timbrica sono sempre subordinate all’architettura della pagina, che emerge con chiarezza senza perdere quella dimensione contemplativa che costituisce il cuore del brano. Inoltre, l’equilibrio fra nitidezza del dettaglio e ampiezza della costruzione rappresenta probabilmente uno dei risultati migliori dell’intero disco.

Ancora più significativa appare la lettura di Sunt lacrymae rerum. Qui, il pianismo di Eunhee Baek rinuncia deliberatamente a ogni enfasi romantica, privilegiando una tensione trattenuta, quasi ascetica. La densità armonica viene resa attraverso un controllo molto raffinato delle risonanze e del peso sonoro, senza appesantire il discorso musicale. È proprio questa capacità di lasciare parlare la partitura, piuttosto che sovrapporvi un’eccessiva soggettività, a conferire forza espressiva alla sua interpretazione. La conclusione affidata a Sursum Corda chiude coerentemente il percorso. La pagina acquista un carattere solenne ma privo di retorica, nel quale il senso dell’elevazione spirituale nasce dalla progressiva espansione del discorso musicale più che dall’enfasi dinamica: anche sotto questo profilo emerge una cifra interpretativa improntata alla misura, al controllo e alla chiarezza del pensiero.

Un modello del pianoforte Shigeru Kawai SK-EX utilizzato dalla pianista sudcoreana.

Dal punto di vista strettamente pianistico, colpiscono nella pianista sudcoreana soprattutto l’omogeneità del tocco, la qualità della tavolozza timbrica e un uso del pedale sempre funzionale alla definizione armonica. La tecnica appare completamente al servizio dell’idea musicale, senza mai reclamare attenzione per se stessa. Non è il Liszt titanico e trascinante di certa tradizione novecentesca, ma un Liszt interiorizzato, meditativo, attento ai chiaroscuri e alle prospettive più che ai grandi contrasti teatrali. Il pregio maggiore di questo primo disco consiste proprio nell’aver individuato un filo unitario fra opere lontane oltre quarant’anni. Più che contrapporre il giovane virtuoso al vecchio mistico, Eunhee Baek suggerisce come entrambe le stagioni appartengano a un’unica vicenda creativa, nella quale l’immaginazione sonora rimane costantemente il motore dell’invenzione musicale. È una lettura coerente, colta e stilisticamente sorvegliata, destinata ad attirare l’attenzione di chi preferisce un Liszt della riflessione e della profondità a quello dell’esibizione virtuosistica.

L'Andreaskirche di Berlin Wannsee, dove è stata effettuata la registrazione.

La presa del suono, effettuata nella Andreaskirche di Berlino-Wannsee da Yunus Tuncali, ha saputo mettere in risalto le particolari sonorità dello Shigeru Kawai SK-EX utilizzato dalla pianista sudcoreana. La dinamica è veloce, pulita e dotata di quella energia necessaria per esaltare al meglio la timbrica deputata per le pagine lisztiane. Il parametro del palcoscenico sonoro ha privilegiato una ricostruzione ravvicinata, ma non scorretta e innaturale, con il suono capace di andare oltre, in fatto di altezza e di ampiezza, la coppia di diffusori. L’equilibrio tonale non tradisce in fatto di pulizia dei registri, che sono sempre ben distinti e messi a fuoco, così come il dettaglio, fornito da una quantità più che sufficiente di nero che avvolge tridimensionalmente lo strumento.

Andrea Bedetti

 

Franz Liszt – Piano Music Vol. 1

Eunhee Baek (pianoforte)

CD Da Vinci Classics C01194

Giudizio artistico 4,5/5
Giudizio tecnico 4/5

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