Il concerto del 1° marzo – con replica il 2 marzo – dal classicismo al tardo romanticismo passando per uno dei capisaldi del romanticismo tedesco è il terzo della rassegna invernale di Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico.

In questa occasione, l’Orchestra di Fondazione Arena diretta da Francesco Ommassini ha potuto vantare ben due solisti, il pianista ucraino Roman Lopatinskyj e il francese Edgar Moreau al violoncello, intervallati da un brano orchestrale.

Due eccellenti solisti, entrambi molto giovani, visto che il pianista è appena ventiseienne e il violoncellista di un anno più giovane. Roman Lopatinskyj ha fatto il suo ritorno a Verona dopo aver vinto il secondo premio assoluto (primo non assegnato) alla VII edizione del Verona International Piano Competition dello scorso anno, presentando lo stesso concerto al Filarmonico, ossia il Concerto Imperatore di Beethoven, mentre il secondo ha fatto il suo debutto a Verona proprio in occasione di questo concerto.

Oltre al già citato concerto beethoveniano, il suo ultimo imponente capolavoro per pianoforte e orchestra composto nel 1809, titanico, solenne e che riprende in alcuni tratti la sua Sinfonia Eroica, il programma ha visto l’esecuzione di un capolavoro del romanticismo tedesco, l’ouverture dal Freischütz di Carl Maria von Weber e, al termine, quello che è considerato il concerto per violoncello e orchestra più bello del Novecento storico, quello di Edward Elgar.

Roman Lopatinskyj in un momento del concerto. (©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona)

Tornando al concerto beethoveniano, Lopatinskyj è stato fautore di una lettura inizialmente molto pulita, poi allo stesso tempo decisa e accorta, abilmente interpretata in tutta la filigrana beethoveniana, anche se non impeccabile. Da parte sua, l’orchestra ha mostrato luci ed ombre, con queste ultime che si sono manifestate in un lieve ritardo d’ingresso con lo strumento solista e un (lievemente) avvertibile ritardo nell’accompagnare il pianoforte, per poi recuperare terreno con il proseguo del concerto, anche se il timbro è apparso leggermente debole, nella sezione dei fiati in particolare.

Ottimo Lopatinskyj nelle rapide terzine del terzo tempo, così come in tutto il movimento centrale, magistralmente eseguito anche dall’orchestra, con l’unica “pecca” dei fiati che, come se si fossero improvvisamente svegliati di soprassalto, sono risultati troppo prepotenti sul resto della compagine. Ottimi e determinati i timpani (sebbene troppo smorzati nel dialogo finale con il pianoforte) e la sezione dei violoncelli e contrabbassi, specialmente nei pizzicati, che sono molto frequenti nell’intero concerto. Infine, spiacevole, a tratti, una mancata sintonia tra l’orchestra e il solista, con responsabilità da dividere tra Lopatinskyj e Ommassini. Ad ogni modo, l’interpretazione del concerto e, in particolar modo, del solista è stata assai gradita dal pubblico presente, testimoniato dal fatto che Lopatinskyj non ha potuto esimersi dall’eseguire un bis bachiano.

Edgar Moreau nel corso del concerto di Elgar. ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona)

Il capolavoro romantico scelto per la serata è stato, come già detto, l’ouverture de Der Freischütz di Carl Maria von Weber. Eccellente l’interpretazione del Maestro Ommassini, con ancora una volta violoncelli e contrabbassi sugli altari, capaci di rendere al meglio l’eloquio della tessitura melodica del brano. E lo stesso si può dire per ciò che riguarda il Concerto per violoncello e orchestra op.85 di Edward Elgar, che ha consentito all’intera sezione degli archi dell’Orchestra di Fondazione di emergere in tutta l’intensità che la partitura consente.

Eccellente il giovane solista francese, in grado di esaltare l’anima virtuosa dallo strumento e dalla partitura, con un suono efficace e sciolto, anche nei tempi rapidi. Moreau ha dimostrato di vantare una perfetta sintonia con l’orchestra, mai soffocante nei suoi confronti, oltre ad essere estremamente espressivo nei passaggi lenti. Un concerto, quello del compositore inglese, che non viene presentato spesso nei cartelloni sinfonici del nostro Paese e che è stato estremamente apprezzato dal pubblico, al punto che nemmeno Moreau ha potuto sottrarsi dal concedere un bis, anch’esso rigorosamente bachiano. Successo garantito.

Marco Pegoraro

Concerto della Stagione Sinfonica 2018-2019 del Teatro Filarmonico di Verona

Ludwig van Beethoven – Concerto n. 5 op. 73 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra “Imperatore”

Carl Maria von Weber – Der Freischütz, Ouverture

Edward Elgar – Concerto op. 85 in mi minore per violoncello e orchestra

Roman Lopatinskyj (pianoforte) – Edgar Moreau (violoncello) – Francesco Ommassini (direttore) – Orchestra dell’Arena di Verona

 

Giudizio artistico 4/5


Marco Pegoraro

Marco Pegoraro