Guai a considerare la produzione operistica e operettistica di Jacques Offenbach come l’espressione di un innocuo divertissement imbastito con l’arte dei suoni, come se fosse il prodotto di un easy-listening della Francia del tempo, imperiale prima e repubblicana poi. Questo perché ascoltando attentamente il teatro musicale del compositore tedesco naturalizzato francese ci si rende conto come sia stato un sagace e salace fustigatore degli usi e costumi della società del tempo, un fautore del castigat ridendo mores, al punto di andare anche incontro a fallimenti e a incomprensioni con il pubblico e la critica dell’epoca.

Come dimostrano due recenti registrazioni, pubblicate dal Palazzetto Bru Zane, che riguardano le opere buffe La Périchole e Maître Péronilla, ennesimi saggi di un talento innegabile concentrato in un catalogo composto da quasi cento titoli teatrali. La Périchole appartiene a un periodo compositivo che fu molto difficile per Offenbach il quale, dopo aver vissuto un 1867 pieno di successi e di riconoscimenti (in quell’anno giunse ad essere presente contemporaneamente in quattro teatri parigini con altrettante sue opere), visse un 1868 a dir poco disastroso a causa del fiasco ottenuto con Le Château à Toto e la fallita ripresa de Le Pont des soupirs, andato in scena già sette anni prima. La messa in scena delle nuove opere buffe L’Île de Tulipatan prima e de La Périchole poi non aiutarono di certo a risollevare la situazione. Quest’ultima, rappresentata per la prima volta al Théâtre des Variétés il 6 ottobre 1868, fu in effetti un mezzo fiasco causato non da presunte debolezze insite nella musica o nel libretto (scritto da Henri Meilhac e Ludovic Halévy e tratto da un racconto di Prosper Mérimée), ma per via del fatto che il pubblico del tempo, capacissimo di ridere e di divertirsi sui difetti altrui ma incapace di fare lo stesso sui propri, non seppe accettare il canovaccio che metteva alla berlina i vizi del potere, rappresentati dal personaggio di Don Andrès con le sue smanie amorose.

Eppure, La Périchole rappresenta uno vertici della produzione operistica del compositore tedesco naturalizzato francese, in quanto appartiene di diritto al concetto di “Offenbachiadi”, con il quale viene concepito ironicamente quel lasso di tempo del Secondo Impero indissolubilmente legato ai valzer e ai proverbiali cancan di Offenbach, il quale, come nessun altro, era stato capace di identificare e raffigurare una società plasmata come una fiaba e che solo due anni più tardi avrebbe conosciuto l’onta di Sedan e il trauma della Comune parigina.

Maître Péronilla, che vede qui la sua prima registrazione mondiale, rappresenta invece un saggio di come Offenbach, giunto ormai alla fine della sua vita (l’opera è del 1878, ossia di due anni prima della scomparsa del compositore), fosse ormai in grado di padroneggiare una matassa musicale e testuale composta da ben ventidue personaggi che nel corso di tre atti riescono a dare vita a una irresistibile “commedia degli equivoci” (il libretto è dello stesso Offenbach con la collaborazione di Charles-Louis-Étienne Nuitter and Paul Ferrier), basata su un intrigo amoroso che ricorda, in maniera più sfrenata e “surrealista”, Le nozze di Figaro di mozartiana memoria e ambientato in un ambiente ispanico, che andava per la maggiore presso il pubblico parigino del XIX secolo. Eppure, nonostante l’immagine di questo tourbillon di situazioni, gag, malintesi, trovate, Offenbach riesce prodigiosamente a creare momenti intimistici, arie e duetti rarefatti, miracolose isole contemplative, nelle quali la musica e le parole trovano requie.

Entrambe le opere trovano maggiore convinzione e fascino anche grazie alla prova dei rispettivi interpreti nelle due registrazioni. Ne La Périchole Marc Minkowski, alla testa de Les Musiciens du Louvre e del Chœur de l’Opéra National de Bordeaux, riesce a imprimere un ritmo e un’espressività capaci di rendere giustizia alla validità della partitura. Da parte loro, le voci soliste, a cominciare dai tre ruoli cardine, Aude Extrémo in quello de La Périchole, Stanislas de Barbeyrac in quello di Piquillo e Alexandre Duhamel in quello di Don Andrès, confezionano una prova in cui il canto è altrettanto convincente delle sfumature e dei caratteri psicologici.

Per ciò che riguarda Maître Péronilla, altrettanta valida la direzione di Markus Poschner, sotto la cui bacchetta l’Orchestre National de France riesce a distillare al meglio la fitta partitura dell’opera e i suoi molteplici aspetti orchestrali. Tra i diversi personaggi spiccano la Léonia di Véronique Gens, Frimouskino di Antoinette Dennefeld, Alvarès di Chantal Santon-Jeffery, Manoëla di Anaïs Constans, così come Maître Péronilla di Éric Huchet e Ripardos di Tassis Christoyannis.

Entrambe le prese del suono spiccano per la bontà con il quale è stato effettuato il lavoro tecnico della registrazione, grazie a una dinamica più che veloce e naturale e per una ricostruzione del palcoscenico sonoro in grado di restituire spazialità e profondità alle voci soliste, al coro e alle compagini orchestrali.

Andrea Bedetti

 

Jacques Offenbach – La Périchole

Les musiciens du Louvre – Chœur de l’Opéra National de Bordeaux – Marc Minkowski – Aude Extrémo – Stanislas de Barbeyrac – Alexandre Duhamel – Éric Huchet – Marc Mauillon – Enguerrand de Hys – François Pardailhé – Olivia Doray – Julie Pasturaud – Mélodie Ruvio – Adriana Bignagni Lesca – Jean Sclavis

2CD Edizioni Palazzetto Bru Zane BZ 1036

Giudizio artistico 4/5

Giudizio tecnico 4/5

 

Jacques Offenbach – Maître Péronilla

Orchestre National de France – Chœur de Radio France – Markus Poschner – Véronique Gens – Antoinette Dennefeld – Chantal Santon-Jeffery – Anaïs Constans – Diana Axentii – Éric Huchet – Tassis Christoyannis – François Piolino – Patrick Kabongo – Loïc Félix – Yoann Dubruque – Matthieu Lécroart – Raphaël Brémard – Jérôme Boutillier – Philippe-Nicolas Martin – Antoine Philippot

2CD Edizioni Palazzetto Bru Zane BZ 1039

Giudizio artistico 4/5

Giudizio tecnico 4/5