Il secondo disco che la violista da gamba tedesca Johanna Rose ha registrato per l’etichetta inglese Rubicon, intitolato Histoires d’un Ange, in cui appare sulla copertina vestita con una tuta con le ali di colore nero, oltre a presentare alcuni brani di Marin Marais, il più grande compositore francese di musiche per la viola da gamba, e di François Couperin, Jean-Philippe Rameau e Robert de Visée, ha il merito di mettere in rilievo un aspetto che sovente non viene considerato con la debita attenzione quando ascoltiamo musica, ossia quello che riguarda il rapporto tra arte e potere. In questo caso, come ricorda giustamente Juan Ramón Lara nelle note di accompagnamento del disco, la musica di Marin Marais, così come quella degli altri compositori francesi presenti nella registrazione, ci permette di comprendere attraverso le sue peculiarità stilistiche ed espressive l’ésprit del suo tempo, incarnato dall’Ancien Régime di Luigi XIV.

Questo perché la musica del grande compositore francese, allievo di quell’enigmatica figura che fu Monsieur de Sainte-Colombe (come non riandare con il pensiero al meraviglioso romanzo Tous les matins du monde di Pascal Quignard e all’omonimo, e non meno intenso, film di Alain Corneau?), cela nel suo conservatorismo e nella sua rigidità formale le medesime prerogative e le stesse istanze che hanno permeato l’assolutismo monarchico e che si sono rispecchiate nei privilegi goduti dalla classe aristocratica dell’epoca.

Eppure, da quella rigidità, da quella fossilizzazione di ogni idea di rinnovamento e di possibile sviluppo, inaudito e non solo sul piano musicale, Marin Marais fu in grado di instillare nelle composizioni dedicate al suo strumento prediletto una pletora di sfumature, di rigogli melodici e di equilibri timbrici davvero ragguardevoli, incastonati da minime sfumature, impalpabili mutazioni, un sottilissimo miracolo sonoro in cui si riflette, per l’appunto, la cultura del tempo (giustamente Lara nel booklet ricorda il romanzo epistolare Les liaisons dangereuses di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos), in cui dietro al formalismo, alle rigide etichette comportamentali dettate dalla società si nascondevano irrefrenabili passioni e violente pulsioni. Ed è dunque così che dobbiamo intendere la musica di Marais, specchio fedele e implacabile di un’epoca di tumultuoso immobilismo (e forse è così che simbolicamente dobbiamo anche intendere il costume da angelo nero sfoggiato da Johanna Rose sulla cover del disco, un essere luciferino la cui purezza di un tempo è solo un blando ricordo, oltre a voler raffigurare simbolicamente proprio Marais).

La violista da gamba tedesca Johanna Rose protagonista di questa registrazione discografica.

Di fronte a questi intenti, è ovvio che la scelta dei brani da parte della violista tedesca (la cui interpretazione è corroborata in alcuni pezzi dalla sapiente tiorba di Josep Maria Martí Duran e dal raffinato clavicembalo di Javier Núñez) non poteva che ricadere su titoli famosi e già conosciuti, come nel caso del pezzo Grand Ballet, della Fête Champêtre, del Rondeau Le Bijou, de Le Badinage e della Chaconne, così come per rendere la temperie dell’epoca in questione e per fare un debito paragone con la musica di Marais, si è voluto inserire anche la Passacaille di Robert de Visée, la Passacaille ou Chaconne di Couperin e il Rondement da La Marais (qui nell’arrangiamento per solo clavicembalo) di Rameau.

Certo, leggendo questi titoli, chi già conosce la musica di Marais e degli altri autori presenti nel CD, sa perfettamente che si tratta di pagine più che conosciute, ma l’intento di Johanna Rose e degli altri interpreti della registrazione è stata quella di introdurre l’ascoltatore meno attento nei confronti della musica barocca a un periodo storico e artistico che vanta un fascino non indifferente, una sorta di “bigino” capace di affrescare velocemente ed essenzialmente gli intenti e le peculiarità stilistiche ed espressive dell’allievo di Monsieur di Saint-Colombe. E qui subentra la lettura che la violista tedesca, Josep Maria Martí Duran e Javier Núñez hanno voluto dare ai diciassette brani del disco, improntata su un fraseggio che per alcuni (i più puristi) potrà risultare troppo evidenziato, troppo marcato, ma che rientra pienamente negli obiettivi “didascalici” della registrazione. Le pagine melodicamente più coinvolgenti (penso al Grand Ballet, alla Fête Champêtre, a Le Tourbillon, a Cloches ou Carillon) vengono eseguite con grande trasporto, dando loro quella necessaria “teatralità” così consona all’epoca barocca, mentre quello che è forse il brano più famoso di tutto il repertorio di Marais, La Rêveuse, vede Johann Rose confezionare una lettura in cui la nota dolentemente malinconica è resa molto bene.

La presa del suono, curata da Jordi Gil, è complessivamente positiva, anche se a volte si nota un leggero squilibrio tonale quando i tre strumenti sono impegnati contemporaneamente, con il registro grave della tiorba che tende ad essere un po’ invadente. La dinamica è corposa, ricca di energia, mentre all’interno del palcoscenico sonoro la viola da gamba risulta essere situata un po’ troppo in profondità rispetto alla tiorba e al clavicembalo.

Andrea Bedetti

 

AA.VV. – Histoires d’un Ange

Johanna Rose (viola da gamba) – Josep Maria Martí Duran (tiorba) – Javier Núñez (clavicembalo)

CD Rubicon RCD1041

 

Giudizio artistico 4/5

Giudizio tecnico 3/5


Andrea Bedetti

Andrea Bedetti