Fino al 30 aprile 2020, il Museo delle Belle Arti di Gand ospita la mostra Van Eyck. Una rivoluzione ottica, che ospita più della metà delle opere del grande pittore fiammingo, visto che in tutto il mondo sono rimasti solo una ventina di suoi dipinti e disegni, insieme con opere della sua bottega, copie di quadri del maestro ormai scomparsi e più di cento altri capolavori, tanto da farne la più grande esposizione mai dedicata a questo genio della pittura

 

La mostra, che occupa ben tredici sale del museo, si apre con uno spaccato storico sulla lussuosa e itinerante corte borgognona dei Paesi Bassi; così, nelle sale introduttive, van Eyck viene presentato come ciambellano e pittore di corte del duca di Borgogna Filippo il Buono (1396-1467) e come personaggio importante e influente della vita cittadina. Proprio l’interazione tra la corte e fiorenti città come Gand e Brugge, con gli ambienti commerciali animati da esperti artigiani, seppe creare il clima ideale in cui si poté realizzare la rivoluzione artistica di van Eyck.

Jan van Eyck – San Francesco riceve le stimmate, Galleria Sabaudia Torino.

Dopo la contestualizzazione nel mondo del XV secolo e la nascita dell’opera di van Eyck, l’esposizione dà modo ai visitatori di immergersi nella ricchezza e nei dettagli magistralmente resi dalla sua rivoluzione ottica, questo grazie a un eccezionale insieme di circa centoquaranta tra pannelli, dipinti, miniature, disegni e sculture. Particolare importanza, in tal senso, è stata data ai pannelli esterni dell’Agnello mistico, che fanno da guida per tutta la mostra, in quanto sono i punti cardine di temi diversi, come il peccato originale e la redenzione, lo spazio, la Madonna con Bambino, i Santi in un paesaggio, il ritratto divino, la parola di Dio, l’architettura, l’immagine dipinta e l’individuo, con i famosi ritratti che van Eyck fece di alcuni suoi contemporanei, fornendo i debiti strumenti per comprendere pittoricamente le vedute panoramiche così come gli spazi contemplativi chiusi, evocando l’interazione tra la materia e lo spirito, tra il macro e il microcosmo, come avviene nell’evoluzione dalla società del tardo medioevo all’individuo.

Jan e Hubert van Eyck, L’adorazione dell’Agnello Mistico, Cattedrale di San Bavone, Gand.

Si è detto che il cuore della mostra è costituito dagli otto pannelli del polittico dell’Agnello mistico (1432) di Hubert e Jan van Eyck, che tra il 2012 e il 2016 sono stati restaurati all’interno del museo dall’Istituto statale per la tutela del patrimonio artistico. Gli straordinari risultati del restauro (durante il quale sono stati rimossi vecchi strati di pittura e parti coperte riportando al suo splendore originario questo capolavoro) consentono di vedere l’opera di van Eyck in modo del tutto nuovo e originale, al punto che sono stati proprio i lavori di restauro a suggerire al Museo di realizzare questa fondamentale esposizione.

Passando da una sala all’altra, si comprende sempre meglio come Jan van Eyck sia stato qualcosa di più di un “pittore”, questo perché assimilando le informazioni, i ragguagli, la documentazione giunta fino a noi, ci si rende conto che fu in realtà un artista colto, grazie al fatto che ebbe modo di studiare lettere, senza contare che fu tra i primissimi artisti a firmare le proprie opere, a dimostrazione del fatto che ebbe una grande consapevolezza e stima di sé. Ma il grande artista fiammingo dimostrò soprattutto di vantare quelle conoscenze che gli permisero di portare avanti la sua rivoluzione ottica, affrontata e analizzata da tre punti di vista: la tecnica della pittura a olio, l’osservazione del mondo e la rappresentazione degli effetti luminosi.

Jan van Eyck, Ritratto di Baudouin de Lannoy, c. 1435, Gemäldegalerie der Staatlichen Museen zu Berlin.

Prima di van Eyck, infatti, la pittura a olio era un metodo poco pratico da utilizzare; solo più tardi si riuscì ad aggiungere delle sostanze essiccanti capaci di ridurre il tempo di asciugatura in modo da rendere più malleabili e plasmabili le vernici a olio. E il primo a fare ciò fu proprio van Eyck, visto che nel 1550 Giorgio Vasari ammise che questo artista era stato l’inventore della pittura a olio. Il secondo aspetto della rivoluzione ottica di van Eyck fu l’attenta osservazione del mondo. La maestria che il pittore dimostrò nel riprodurre minuziosamente i più piccoli dettagli e renderli quasi tangibili non si era mai stata vista prima e rimane ancora oggi sorprendente. In quell’osservazione fu fondamentale l’interesse profondamente radicato nel dipingere, nel rendere la luce. Così, grazie a questi geniali accorgimenti, le persone, gli utensili e gli interni in van Eyck acquistarono tridimensionalità grazie alla luce che li colpiva o, al contrario, proprio a causa dell’assenza di luce sulle parti in ombra.

Ma van Eyck non si fermò qui, visto che fece un ulteriore passo avanti nella sua straordinaria regia della luce. Non per nulla si è ipotizzato che l’artista non si basò solo sull’osservazione diretta e sulla conseguente riproduzione del mondo, ma che ebbe anche conoscenze specifiche sul funzionamento “fisico” della luce, vale a dire il terzo aspetto della sua rivoluzione ottica. Non dimentichiamo che nella bottega di un artista di quei tempi non era possibile avere un’illuminazione costante, perché il pittore dipendeva dalla luce del sole o da quella delle candele, il che al minimo cambiamento delle condizioni di illuminazione cambiavano anche le caratteristiche ottiche. Ma van Eyck riuscì a superare questo ostacolo, come dimostra il modo in cui la luce arriva all’interno della cappella Vijd (che si trova nella Cattedrale di San Bavone a Gand), ossia il luogo in cui fu sistemato il polittico dell’Agnello mistico una volta che fu portato a termine. Sembra che i pannelli esterni risplendano veramente della luce che entra dalla destra della cappella, il tutto con una coerenza e un’accuratezza che, in un periodo in cui non vi era naturalmente l’illuminazione artificiale, risulta essere particolarmente fedele alla realtà. E van Eyck riuscì a rendere tale “realtà” studiando i principi di come la luce cade sugli oggetti, dell’ombra che viene proiettata e altri fenomeni luminosi complessi, come la riflessione e la distorsione, grazie probabilmente a un metodo e a conoscenze razionali sull’azione della luce sulla realtà delle cose.

Anonimo, Il Trittico di Petrus Wyts, Groeningemuseum, Bruges.

Ecco perché, per far comprendere meglio l’importanza della rivoluzione ottica di van Eyck, all’interno della mostra i lavori del grande artista fiammingo sono stati sistemati insieme con opere di alcuni suoi contemporanei italiani (come Beato Angelico, Paolo Uccello, Pisanello, Masaccio e Benozzo Gozzoli) che sono state date in prestito al Museo. Al contrario di van Eyck, che dipingeva a olio, gli artisti italiani lavorarono con la tempera all’uovo e se l’artista fiammingo portò avanti autonomamente le sue intuizioni e le sue innovazioni, i pittori italiani sperimentarono un modo nuovo di concepire lo spazio, introducendo la prospettiva matematica. Questi sviluppi provocarono una rivoluzione nell’arte pittorica su entrambi i lati delle Alpi ed ebbero un grande impatto sulla nozione dell’immagine del tardo medioevo.

Oltre al numero di opere riunite per la prima (e ultima) volta, alcuni musei hanno colto l’occasione per eseguire lavori di restauro e/o di conservazione sui capolavori che hanno messo a disposizione del Museo delle Belle Arti di Gand. In questo modo si avrà la possibilità di ammirare per la prima volta i pannelli esterni restaurati dell’Agnello Mistico accanto a diversi altri capolavori, tra cui tre opere dello stesso van Eyck che sono state oggetto di restauro, vale a dire Ritratto di uomo (Léal Souvenir di Timoteo), proveniente dalla National Gallery di Londra, Ritratto di Baudouin de Lannoy, proveniente dalla Gemäldegalerie di Berlino e il Libro d’ore Torino-Milano, proveniente dal Museo Civico d’Arte Antica presso Palazzo Madama di Torino, che contiene le uniche due miniature ancora esistenti realizzate dal grande artista fiammingo.

Andrea Bedetti

 

Per maggiori informazioni:

Sito web: https://vaneyck2020.be/en/

Indirizzo posta elettronica: [email protected]

 

Andrea Bedetti

Andrea Bedetti