L’artista lombardo, oltre ad essere un autentico virtuoso del contrabbasso, ha dimostrato di possedere doti non indifferenti come direttore d’orchestra, al punto che la grande Martha Argerich, della quale è diventato amico, ha voluto che lo dirigesse in un recente concerto tenuto a Torino. In questa intervista ci spiega chi è e quali sono i suoi progetti e sogni futuri

Quante volte mi è capitato nella mia lunga attività di insegnante dover dire di qualche alunno che non era portato per la scuola ma che tutt’al più avrebbe potuto frequentare solo un istituto professionale, visto che dalla sua testa non si riusciva a ottenere nulla. Eppure, a volte, anche noi insegnanti sbagliamo nel valutare le menti e le reali potenzialità degli studenti, come nel caso di Daniele Biancardi ed Enrico Fagone, compagni di classe che a scuola ne combinavano di cotte e di crude. Ma oggi Daniele, dopo aver messo la testa a posto, lavorando di giorno e studiando di sera, è riuscito a creare una start up nel campo dell’innovazione digitale per la scuola, diventando addirittura partner di Google. Mentre, per ciò che riguarda, Enrico Fagone, 39 anni, uno di quegli alunni per il quale nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo, visto che secondo il parere dei suoi insegnanti non era proprio portato per lo studio, al punto di essere bocciato addirittura in prima media, la vita gli ha riservato ben altri scenari e obiettivi.

Infatti, questo musicista nato a Somaglia, un paese di nemmeno quattromila abitanti in provincia di Lodi, oggi è considerato dalla critica internazionale uno dei più grandi contrabbassisti del mondo e, soprattutto, un nuovo astro nascente nell’arte direttoriale. Intervistandolo, ho ricostruito con Enrico Fagone i tratti salienti della sua intensa attività, che ha suscitato anche l’ammirazione di star della musica classica di oggi, come la grande pianista Martha Argerich. Vediamo che cosa ci ha detto.

Maestro Fagone, che tipo di studi musicali ha fatto?

Dopo che in prima media venni bocciato, seppi che il mio insegnante di musica teneva dei corsi di chitarra in oratorio. Così provai ad andarci per trovare degli stimoli e per capire che cosa potessi fare, ma ricordo ancora che mi disse a chiare lettere che della musica non me ne fregava niente e che andavo lì solo per rimorchiare le ragazzine. Allora mio padre, che faceva il cuoco in un autogrill, gli andò a parlare per chiedergli di darmi almeno la possibilità di provare per un mese. Mi presentai al conservatorio di Piacenza per sostenere l’esame di ammissione con un pezzo, affermando che lo avevo composto io. Non erano molto convinti ma, viste la mie propensioni musicali, venni ammesso alla classe di contrabbasso. Però, invece di dimostrare la mia felicità, scappai via dicendo che quello strumento mi faceva schifo! Fortunatamente, incontrai il maestro Leonardo Colonna, il quale non solo seppe darmi la carica per affrontare e “domare” il contrabbasso, ma anche la giusta motivazione al punto che in sei anni riuscii a diplomarmi con il massimo dei voti, studiando dodici ore al giorno.

Il giovane direttore e contrabbassista lombardo Enrico Fagone.

Da lì è iniziato un cammino professionale che l’ha portata a collaborare con alcune delle maggiori orchestre del mondo, tra cui il Teatro alla Scala di Milano e, come primo contrabbasso dell’Orchestra della Svizzera Italiana, sotto la direzione di alcuni tra i più grandi direttori del nostro tempo tra cui Lorin Maazel, Nello Santi, Christian Thielemann, Bernard Haitink. Attualmente è docente presso il Conservatorio della Svizzera Italiana e viene invitato a tenere masterclass in alcune delle più importanti istituzioni mondiali. Ma, oltre a ciò, lei ha scoperto anche una vena direttoriale. Perché ha voluto diventare un direttore d’orchestra? Quali sono state le spinte artistiche e intellettuali, oltre quelle emotive?

Quattro anni fa, quando ho saputo che sarei diventato padre, è cambiato il mio rapporto con la musica; è nata in me, suonando in orchestra, l’esigenza di comprendere la partitura, capire la musica. Ho iniziato a studiare composizione con Jorge Bosso e direzione d’orchestra alla Scuola Claudio Abbado di Milano. Poi in Spagna ho conosciuto il famoso didatta finlandese Jorma Panula, fondatore della Panula Academy, il quale ha sottolineato la mia propensione a dirigere e mi ha spinto a intraprendere la carriera di direttore dopo un lungo percorso di studio a Helsinki.

Lei è spesso invitato a Lugano da Martha Argerich per prendere parte ai suoi celebri festival fatti con i suoi amici musicisti. Com’è nato questo rapporto artistico e d’amicizia con la grande artista argentina naturalizzata svizzera?

Mi trovavo a Lugano nel 2011 per collaborare con il Progetto Martha Argerich. Facemmo le prove, e il giorno dopo mi riferirono che la stessa pianista argentina, parlando con gli organizzatori, aveva testualmente ammesso: «Che talento quel Fagone, mi ha sconvolto». Così, qualche giorno dopo ho ricevuto l’invito a partecipare ad alcuni concerti che Martha organizza con gli amici e così sono entrato nel gruppo. Ma questo fatto, sinceramente, non mi ha fatto montare la testa, come si dice in questi frangenti, perché il segreto è di non dare troppa importanza a quanto avviene nella vita di un artista, nel bene e nel male. Questo perché non bisogna mai crearsi delle aspettative, in quanto una cosa così come nasce può anche finire improvvisamente.

Il concerto tenuto a Torino a fine gennaio con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Enrico Fagone. (Ph. Maria Vernetti)

Restando al suo rapporto con Martha Argerich, per un direttore che cosa significa dirigere i suoi concerti pianistici?

Fondamentalmente con Martha c’è un rapporto di amicizia, un rapporto all’interno del quale confluiscono inevitabilmente anche il rispetto reciproco e la libertà di parlare, di dire qualsiasi cosa, in modo da creare un’intesa perfetta. Martha a settantotto anni suona, guida e si fa guidare, è molto istintiva, con lei si si riesce a dare vita a un rapporto semplice, ci vogliamo bene e questo favorisce certamente la buona riuscita nei concerti.

Maestro Fagone, un’ultima domanda. Quali saranno i suoi prossimi impegni? E i suoi sogni musicali?

Sarò dapprima al Bustan Festival a Beirut dove dirigerò la giovane e brava solista Vanessa Benelli Mosell al pianoforte e la promessa del violoncello Erica Piccotti, poi dal 22 al 26 marzo sarò impegnato come solista e direttore con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana in compagnia dell’altrettanto brava violoncellista Miriam Prandi. In estate poi lavorerò con l’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto, con l’Orchestra Sinfonica G. Verdi di Milano e la Savaria Symphony Orchestra. Inoltre, sarò a New York per tenere una masterclass alla Juilliard school e per dirigere la Long Island Concert Orchestra di cui sono direttore musicale. Per quanto riguarda i miei sogni, posso dire che sono molto legato alla mia famiglia e che ora vivo questo momento senza crearmi troppe aspettative, convinto che questo sia l’atteggiamento giusto. Un sogno potrebbe essere, per me che ho conosciuto le vicende legate alle leggendarie bacchette del secolo scorso, quello di dirigere una giovane compagine orchestrale, cercando di realizzare con questi giovani alcuni progetti per favorire il loro inserimento nel mondo della musica. E, sotto questo punto di vista, essere riuscito a rimettere in piedi il famoso “Concorso Bottesini” di Crema, di cui sono direttore artistico, è stata una bellissima soddisfazione.

Claudio Rigon

Claudio Rigon

Claudio Rigon