Questa recensione discografica necessita di una premessa. Chi scrive, già poco incline al “bel canto” italico, fa pubblica opera di ammissione, affermando di non sopportare Francesco Paolo Tosti e le sue romanze da camera o da salotto, che dir si voglia. Anche i critici, insomma, hanno le proprie idiosincrasie e le mie si convergono proprio su quelli che io considero gli eccessi della musica operistica italica che culminano in un certo verismo e, parallelamente, su quel repertorio vocale da camera che sta alla “vociomania” (per dirla con Quirino Principe) come a una certa poesia dell’epoca, si pensi al primo D’Annunzio, a Carducci, tanto per citare i più famosi, e a quel sovraccaricarsi di retorica che forma il collante di un Risorgimento duro a morire (appartengo a una generazione che scontò a caro prezzo durante le scuole elementari slanci patriottici instillati nel sussidiario, ulteriormente farciti dalla lettura delle pagine di Cuore, uno dei libri più manichei che siano mai stati scritti, con l’umanità divisa a metà sulla lavagna tra il riconoscersi con il buon Garrone o con il perfido Franti).

Quindi, potete capire bene se, ricevuto dalla casa discografica un disco con alcune romanze di Tosti, lo abbia riposto nella discoteca senza prenderlo in considerazione, considerazione che invece con l’andare del tempo si è ripresentata non perché mi fossi avveduto nell’avere peccato nei confronti di Tosti e della sua musica, ma quanto per il fatto che a interpretare le romanze presenti nel disco in questione è stato il Duo Alterno, formato dal soprano Tiziana Scandaletti e da Riccardo Piacentini al pianoforte, una coppia di artisti che si è fatto un nome a livello internazionale nel panorama della musica cameristica vocale del Novecento e soprattutto della contemporaneità e che rappresenta un preciso punto di riferimento per questo tipo di repertorio. Così, una volta tanto ho messo da parte la mia pluridecennale idiosincrasia nei confronti del musicista di Ortona, ho recuperato il CD, l’ho ascoltato e adesso ne scrivo.

Sia ben chiaro, non è che dopo l’ascolto in questione il mio giudizio su Tosti sia cambiato. Per me è e resta un compositore insopportabilmente retorico, che richiama alla memoria salotti démodé alla Gozzano, dove prolificano le “buone cose di pessimo gusto”, o immagini che vedono Eleonora Duse, Francesca Bertini o Lyda Borelli in posa tragica, appese agli immancabili tendaggi in velluto e singhiozzanti, vittime di amori impossibili sui quali ci avrebbe sicuramente sguazzato Guido da Verona. Detto ciò, però, devo anche mettere dei puntini sulle i, nel senso che la registrazione effettuata dal Duo Alterno merita di essere disaminata per le sue insite e stimolanti peculiarità. Prima di tutto va detto della scelta delle romanze prese in esame dai due interpreti, con opere che appartengono quasi tutte all’ultimo periodo del periodo abruzzese (delle otto romanze presentate, la metà sono del 1916, ossia dell’ultimo anno di vita di Tosti, una del 1915, una del 1912, una del 1911 e l’ultima del 1879), con testi che sono quasi tutti del conterraneo Gabriele D’Annunzio. Una scelta interessante, quantomeno per il fatto che permette di assistere a un mutamento stilistico, perfino negli intenti formali in cui gli immancabili palpiti e sospiri amorosi devono volenti o nolenti confrontarsi con l’ésprit della modernità.

Una modernità che giunse a Tosti attraverso le ovattate atmosfere e le raffinate preziosità dell’Hotel Excelsior di Roma, dove il compositore visse fino alla morte dopo il suo lungo soggiorno londinese a servizio della corona e dell’high society britannica. Una modernità raffigurata soprattutto attraverso gli orrori di una guerra che stava spazzando nel giro di pochissimi anni il nostalgico mondo di ieri di zweigiana memoria, annichilito dal massacro che si stava compiendo lungo le trincee del primo conflitto mondiale. Una modernità che Tosti stilizza in canzoni in cui la palpabilità melodica del testo viene accompagnata, ma sarebbe più giusto dire indicata, dal suono scarno del pianoforte (a tale proposito, per restituire l’esatto timbro, Riccardo Piacentini si è avvalso di uno strumento d’epoca, uno splendido Erard del 1904), che materializza pennellate di suoni che raffreddano, cristallizzano, rapprendono la dimensione verbale, la descrizione ricercata e diafana delle parole. Così romanze come La sera e Consolazione (del 1916 e con testi di D’Annunzio) suddivise in diversi e fuggevoli quadri, si susseguono sotto forma di tratti, di schizzi, che ricordano l’impression sonora e visiva che governa il Pelléas et Mélisande debussyano, lo scorrere idealizzato di un tempo che è già ricordo, che è già sensazione, che è già sentimento pensato e non più vissuto. Insomma, una proiezione artistica che se da una parte evidenzia il disagio di Tosti di fronte alla perdita del Welt von gestern, dall’altra è prova tangibile di un suo bussare alla porta della modernità, un bussare timido, a dire il vero, ma continuo, interrotto solo dal sopraggiungere della morte.

Va da sé che di fronte a un programma del genere, Tiziana Scandaletti e Riccardo Piacentini vanno a nozze, confezionando una lettura che è filtro e irradiazione, in cui l’elemento canoro del soprano vede la voce (chiamata a sostenere tessiture ostiche, soprattutto sul registro acuto) imprimere una dimensione realmente recitativa, teatrale, mentre l’algida dimensione pianistica tratteggia e suggerisce contorni e cornici che fissano implacabilmente visioni e connotati destinati a sbiadire al ritmo di un tempo interiore, magari sulle note del Piccolo Valzer di Giacomo Puccini (quello che poi fornirà materiale in abbondanza alla linea melodica nel quadro secondo de La bohème), con il quale Riccardo Piacentini abbassa melanconicamente il sipario della registrazione tostiana.

Di rilievo anche la presa del suono, effettuata al Lazzarino Pianoforti Studios di Acqui Terme, contrassegnata da una dinamica capace di restituire velocità ed energia alla voce di Tiziana Scandaletti senza che il timbro e il dettaglio pianistici ne vengano a soffrire. Il palcoscenico sonoro riproduce correttamente la voce leggermente avanzata rispetto allo strumento, entrambi scolpiti al centro dei diffusori.

Andrea Bedetti

Francesco Paolo Tosti – 1916 The last Songs for Soprano & Piano

Duo Alterno (Tiziana Scandaletti, soprano – Riccardo Piacentini, pianoforte)

CD Urania Records LDV 14033

Giudizio artistico 5/5

Giudizio tecnico 4/5

 

Andrea Bedetti

Andrea Bedetti