Fu soprattutto la veicolazione delle idee, delle opere, del confronto dialettico a permettere, a partire dalla seconda metà del XVII secolo, così come la possibilità degli artisti a viaggiare, spostandosi di nazione in nazione, entrando in contatto e acquisendo in tal modo i vari stili musicali delle diverse scuole presenti nel vecchio continente, dando così un contributo fondamentale all’affermarsi di quel lungo periodo chiamato Barocco. Senza dimenticare, ovviamente, il fondamentale apporto fornito sempre più dalla stampa musicale che permise a molti musicisti e compositori di prendere visione di quanto veniva scritto ed eseguito in altri Paesi, prendendo così coscienza dell’evoluzione del linguaggio musicale e dei vari generi.

Tra quei musicisti che appartengono al cuore del periodo barocco vi sono il tedesco Johann Adolf Hasse e la milanese Maria Teresa Agnesi, ai quali il mezzosoprano Elena De Simone ha voluto dedicare due CD (vedi la sua intervista), entrambi pubblicati dalla casa discografica Tactus, in cui ha presentato Arie d’opera del primo e nove delle dodici Arie con Istromenti della seconda.

La cover del CD della Tactus con le Arie di Johann Adolf Hasse.

Il sassone Hasse visse ben ottantaquattro anni e morì a Venezia nel 1783, ossia quando il Barocco, ormai divorato dal proprio Rococò, stava per tramontare definitivamente con il finire del secolo dei lumi, dopo essere vissuto e aver operato in Germania, Austria, Polonia, Italia, Inghilterra, trovando proprio nell’Italia il suo Paese d’elezione. Dotato di un’ottima voce tenorile, Hasse sposò uno dei soprani più celebri del Settecento, la veneziana Faustina Bordoni, per la quale scrisse appositamente opere e arie. Per dare un’idea delle capacità compositive di questo eccelso musicista, Elena De Simone, con l’accompagnamento dei componenti dell’Ensemble Il Mosaico, ha voluto per l’appunto registrare questo CD in cui presenta dieci arie tratte da opere quali Tito Vespasiano, Semiramide Riconosciuta, Asteria, Demofoonte, Ulderica, Cajo Fabricio, Isippile ed Euristeo.

La maggior parte dei testi poetici sono di Metastasio, che anche altri grandi compositori del tempo, tra cui Wolfgang Amadeus Mozart, utilizzarono per i loro lavori teatrali, la cui musicalità tipicamente italiana permetteva la costruzione di un impianto musicale squisitamente melodico e del quale Hasse s’impadronì nel corso dei periodi trascorsi dapprima a Napoli, dove entrò in contatto con Alessandro Scarlatti, e poi a Venezia, nella cui scuola musicale si riconobbe, dando vita ad autentici capolavori che dovrebbero essere ascoltati ai giorni nostri con maggiore attenzione. La capacità di saper comporre da parte del compositore sassone, esaltando le potenzialità vocali, viene mostrata da queste arie che evidenziano sia una struttura ritmica (si ascolti “Tradita, sprezzata” da Semiramide Riconosciuta, “Uomini” da Astoria e “Dell’amante l’alma bella” da Cajo Fabricio) sia quella propriamente melodica (“Se tutti i mali miei” da Demofoonte e “Eccomi non ferir” da Isippile), sia quella cantabile (“Al diletto che l’inonda” da Astoria e “Fissa ne’ sguardi miei” da L’Ulderica), che danno luogo a una pletora di sensazioni, emozioni, proiezioni atte a suscitare quegli ultimi retaggi che appartengono ancora di diritto alla Affektenlehre che la cultura e l’arte barocca hanno dispensato a piene mani.

Da parte sua, la milanese Maria Teresa Agnesi (quindi, una compositrice in pieno Settecento, non dimentichiamolo), sebbene non possa essere definita una musicista professionista tout court (il suo status di aristocratica non la poteva far rientrare in questa categoria) seppe assimilare nel corso della sua attività artistica lo spirito della cultura arcadica del tempo, distinguendosi come eccelsa clavicembalista e quale autrice di opere liriche che attirarono l’attenzione degli ambienti musicali non solo milanesi. Di questa compositrice Elena De Simone, sempre accompagnata dall’Ensemble Il Mosaico, ha registrato in prima mondiale nove delle dodici Arie con Istromenti, risalenti al 1749, dedicate a Maria Antonia di Baviera, promessa sposa dell’erede al trono di Sassonia, cultrice di musica e apprezzata cantante dilettante. Quindi, si tratta di un contributo “da donna a donna”, come giustamente viene affermato nelle note di accompagnamento del disco, in un tempo in cui l’apporto femminile alle arti era ancora relegato nell’alveo delle rare eccezioni.

La cover del disco Tactus con le Arie con Istromenti registrate da Elena De Simone.

Certo, l’andamento e lo sviluppo di queste nove arie, i cui testi sono tratti in buona parte ancora da versi di Metastasio, non possono vantare invenzioni e ricchezze armoniche come quelle elaborate da Hasse, ma eccellono nella grazia, nella tenera drammaticità delle scene bucoliche e mitologiche (tra queste arie si distingue “Non piangete amati rai”, il cui testo è tratto dall’opera Ciro riconosciuto di Metastasio), in un afflato “recitativo” in cui la voce tende ad essere più teatrale, quasi creando un senso di distacco dal senso musicale, anche per via di una maggiore staticità dell’accompagnamento musicale, il cui ruolo non è così marcato e “discorsivo” come nel caso delle arie del compositore sassone.

Queste due registrazioni ci fanno capire come ormai, dopo l’avvento della prassi filologica, il ruolo del cantante oggi sia mutato non solo in seno all’approccio dell’opera da affrontare e interpretare, ma soprattutto nell’ampliamento delle conoscenze non solo tecniche ma anche storiche e musicologiche che la presiedono. Da qui, la necessità, la responsabilità intellettuale da parte dell’interprete di essere anche musicologo e, in un certo senso, ricercatore. Un aspetto, questo, che contraddistingue il mezzosoprano Elena De Simone, la quale nel suo approccio a questi due autori lo ha fatto con una precisa chiave esecutiva, basata non solo sulla resa vocale, ma trasformando lo strumento vocale in una proiezione teatrale che poggia sull’andamento recitativo (e qui lo studio da lei fatto con la grande Sara Mingardo si fa sentire), trasformando così la lettura in una chiave che non deve manifestare soltanto un’estetica tecnico-espressiva, ma anche il respiro di un’epoca, restituendo l’aura, la temperie, le dinamiche fragili e cangianti di un periodo musicalmente in rapida evoluzione.

Il mezzosoprano veneto Elena De Simone, protagonista dei due CD dedicati ad arie di Johann Adolf Hasse e Maria Teresa Agnesi.

La bellezza della sua interpretazione sta per l’appunto nel saper restituire questa (im)palpabile tensione ricreativa della voce che se da un punto di vista è ancora legata a determinati stilemi (e questo vale soprattutto per le arie della compositrice milanese), in cui la bellezza del gesto vocale predomina ancora sul tessuto esecutivo, dall’altro manifesta già sviluppi di gestione della voce che anticipano l’avvento di nuovi tempi, di nuove necessità, di instabilità emotive ed espressive che si manifestano nella scuola italiana, in particolare in quella veneziana, quest’ultima maggiormente esposta a determinate influenze provenienti dall’apporto di autori di lingua tedesca, come avvenne proprio con Johann Adolf Hasse.

Così, la voce del mezzosoprano veneto viene a calarsi idealmente nelle tessiture di questi due autori in cui il registro medio viene esplorato in ogni minima sfumatura, sfruttando poi quelle vocalità che nei momenti sia di momentanea riflessione del canto, sia in quelli in cui il testo pone una maggiore drammaticità, si abbassano su quello grave, senza trovarsi in difficoltà quando repentinamente (e qui ci sono già squarci di puro lirismo che diventerà territorio privilegiato nel secolo successivo nell’ambito del “bel canto”) deve innalzarsi sul registro acuto. Un canto, quindi, che rende la “pittoricità” del gesto, confrontandosi con l’andamento plastico delle arti visive, tale da offrire una pletora di colori, di cromatismi in cui il raffronto della pennellata si pone sempre come elemento costitutivo. Inoltre, l’esecuzione strumentale da parte dei componenti dell’Ensemble Il Mosaico ha saputo esaltare al meglio il ricamo vocale, grazie a un timbro accorto, sentito, variegato per restituire le debite mutazioni psicologiche e dei canovacci presenti nelle varie arie.

Di buona fattura anche la presa del suono nelle due registrazioni, entrambe effettuate da quella garanzia tecnica che porta il nome di Matteo Costa. La dinamica è ottima, veloce e precisa nei transienti, sufficientemente naturale ed esente da fastidiose enfasi coloristiche. La voce di Elena De Simone viene riprodotta in sede di palcoscenico sonoro in modo leggermente avanzato, ma senza apparire troppo sbilanciata in avanti rispetto alla ricostruzione fisica dell’ensemble strumentale. Buoni anche l’equilibrio tonale, in cui la voce del mezzosoprano non si sovrappone al timbro dell’accompagnamento, e il dettaglio, sempre ottimamente materico.

Andrea Bedetti

Johann Adolf Hasse – Arie d’opera

Elena De Simone (mezzosoprano) - Ensemble Il Mosaico

CD Tactus TC 690801

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 4/5

Maria Teresa Agnesi – Arie con Istromenti, 1749

Elena De Simone (mezzosoprano) - Ensemble Il Mosaico

CD Tactus TC 720101

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 4/5


Andrea Bedetti

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