Sulle pagine di questa rivista ho già avuto modo di scrivere a proposito di alcune opere del compositore e chitarrista tedesco Hans-Jürgen Gerung, una delle voci più interessanti e particolari dell’attuale musica contemporanea. Gerung è assai affezionato all’Italia e alla sua cultura (e non solo musicale), e oltre a esprimersi perfettamente nella nostra lingua vanta un proficuo e continuo cordone ombelicale con i musicisti italiani, con i quali collabora a livello di ricerca e di esecuzioni. Un amore, quello di Gerung per l’Italia, che si fa sentire soprattutto in questo momento così terribile e particolare, al punto che il musicista tedesco ha voluto dedicare al nostro Paese due delle sue ultime composizioni, come spiega egli stesso in un messaggio in italiano che mi ha inviato e che riproduco quasi interamente: «Personalmente devo molto a questo Paese in termini di cultura, istruzione e competenze, ma soprattutto grazie all’Italia ho trovato molti amici e la mia amata famiglia. L’Italia mi ha formato! Non solo per la vita di ogni giorno ma anche per quello che riguarda gli artisti, gli scrittori, i danzatori, i coreografi e i musicisti dai quali ho molto appreso - non posso elencarli tutti, ma sono davvero tanti. L’Italia mi ha reso la persona e il musicista che sono oggi. Sono preoccupato anche per il mio Paese, la Germania, e sono preoccupato per i miei amati qui, ma sembra ovvio che l’Italia stia soffrendo molto di più per questa crudele crisi, perché è stata colpita inaspettatamente e perché nel mezzo di una così rapida catastrofe tutta la popolazione italiana ha dovuto imparare a fronteggiare questo crudele ed invisibile nemico. Sono fortunato a poter insegnare come musicista e compositore in uno dei luoghi più belli della Germania, Oberstdorf im Allgäu, e per molti anni ho creato un festival internazionale di musica contemporanea patrocinato dal comune di Oberstdorf. Abbiamo fatto molti sforzi per rendere la musica contemporanea tonale accessibile ai bambini e ai giovani in particolare. E molti artisti italiani hanno dato il loro contributo con le loro composizioni! Come sapete, il 2020 è l’anno dedicato a Hölderlin. Per quest’occasione sono state create due importanti composizioni che ci accompagneranno musicalmente quest’anno insieme al brano di Luigi Nono dal titolo Fragmente - Stille, An Diotima. Negli ultimi anni, ho scritto dapprima il brano per quartetto d’archi intitolato HÖLDERLIN - im Turm (HÖLDERLIN - nella torre, che prende in esame gli ultimi anni di Hölderlin a Tubinga) e subito dopo il brano per chitarra in quattro movimenti dal titolo … und bleibst so lang ich bleibe (... e rimani tanto quanto rimarrò io, riguardo alle lettere di Suzette Gontard  scritte allo stesso Hölderlin), commissionato dal chitarrista italiano Andrea Monarda. Ho dedicato entrambe le opera al popolo italiano; entrambi i brani sono un dono dal Festival di Oberstdorf alla terra del desiderio per tutti i tedeschi… all’Italia. Ho deciso che tutti i compensi provenienti dalle esecuzioni e dalle produzioni relative alle due opere verrà devoluto alla Croce Rossa Italiana (attraverso il Comitato Locale di Martina Franca, città natale di Andrea Monarda) al fine di supportare il sistema sanitario nazionale. […] Ora, però, non mi sento di scrivere una nuova composizione (né nessun’altra opera d’arte) per la pandemia del coronavirus… non ce la faccio».

Tra le ultime produzioni discografiche di Hans-Jürgen Gerung spiccano quattro registrazioni, La commedia dell’arte, con chitarra per una pantomima, The Tree, musica contemporanea per chitarra e liuto, Nell’Eden non andrò, musica contemporanea per chitarra, liuto e voce, e Pavanas, musica per chitarra e liuto, tutte pubblicate dall'etichetta dello stesso musicista tedesco.

La commedia dell’arte, opera realizzata nel 1994 ma rimasterizzata nel 2017, è suddivisa in undici parti ed è congeniata non tanto come semplice accompagnamento musicale a beneficio di una pantomima gestuale, quanto a un vero e proprio assorbimento sonoro nel quale la chitarra assume un ruolo che potremmo definire “teatrale”, in quanto la sua manifestazione fisica si corrobora e si vitalizza con l’altrettanta presenza fisica data dal mimo, entrambi pregni di una dimensione artistica che non intende rievocare soltanto la Commedia dell’arte italiana, con le vari sfaccettature date dai tipici personaggi di Colombina, Arlecchino, Pantalone e altri, ma vuole essere soprattutto un rispecchiamento, un immergere lo spirito sagace, illuminato, lucido di quella manifestazione di fare teatro in una dimensione attuale, con il risultato di ottenere una “pantomima della pantomima”, con l’aiuto di un suono allucinatamente rarefatto, dilatato, a tratti ferocemente selvaggio, in cui le diteggiature e gli accordi non danno l’impressione di essere espressi dalle dieci corde, ma “mossi”, come se fossero i gesti, le articolazioni, le azioni di attori-marionette che si muovono sul palcoscenico della quotidianità piuttosto che su quello teatrale.

La registrazione di The tree, che risale al 2018, presenta sei brani di musica contemporanea per chitarra, chitarra a dieci corde e liuto forte che prendono spunto da altrettante immagini artistiche del fotografo tedesco Reiner Metzger. Le linee, le macchie, le sfumature di queste fotografie in bianco e nero (che sono riprodotte nel booklet) possono essere il punto di avvio, lo spunto, l’incipit più o meno volontario di un discorso musicale che è sia continuazione di un-qualcosa-d’altro, sia impianto autonomo, staccato da ciò che poteva sembrare un inizio, per dare avvio a un’esplorazione in cui il suono sembra quasi chiedere a se stesso il perché della sua esistenza, della sua manifestazione spaziale e temporale. Al di là dell’opera in sé, con questi sei brani il musicista e compositore tedesco vuole in fondo porre una domanda a chi lo ascolta, vale a dire: Siamo sicuri che l’arte musicale possa fare a meno di altro da sé per essere ciò che è? Resta così l’intensità di questi pezzi, plasmati su tre diversi strumenti a corda, in cui l’anelito della sperimentazione non è mai disgiunto dal desiderio di offrire una “comunicabilità” che però non scade mai in una conclamata e sterile ricerca melodica.

Il desiderio in Hans-Jürgen Gerung di abbinare suoni e movimenti, accordi e gestualità si è manifestato anche in Pavanas, disco registrato nel 2019, nato dalla collaborazione con il coreografo italiano Luca Veggetti, il quale aveva chiesto al musicista tedesco di scrivere un arrangiamento per chitarra o liuto forte della celeberrima Pavane pour une enfante défunte di Maurice Ravel, per accompagnare l’esibizione di un ballerino. Brano che nel disco viene abbinato alla Pavane del compositore russo naturalizzato israeliano Boris Yoffe, il quale rimedita e riconsidera il genere della pavana collegando idealmente atmosfere e sedimentazioni rinascimentali con un’espressività in cui la staticità del suono richiama idealmente le prospettive di un Morton Feldman, al punto di trasformare il tessuto sonoro in un tappeto (elemento caro al grande compositore americano) di filamenti ipnotizzanti.

Opera di notevole spessore, infine, è Nell’Eden non andrò, risalente al 2018, in cui il musicista e compositore tedesco abbina il suono strumentale a quello vocale, con la recitazione di Zelino Vincenzi che declama versi della scultrice italiana Alessandra Bonoli scritti nel 2001, in occasione dell’inaugurazione di alcune sue opere esposte permanentemente nel parco di Faenza. Opera densa di profondità e di conseguente e necessaria riflessione, Nell’Eden non andrò è strutturata in quattro parti che danno vita a un ideale, ma non indispensabile nella sua formulazione, ciclo in cui voce, suono di chitarra e liuto forte e immaginifica gestualità, data dal movimento delle dita e delle labbra, formano un indissolubile connubio. Un connubio che porta l’ascoltatore a omogenizzare il timbro proprio di strumento e recitazione, dando vita a un’affascinante osmosi, palpitante, fluttuante, evocante.

Hans-Jürgen Gerung dimostra sempre più di essere un chitarrista e liutista capace di estrapolare da questi strumenti sonorità e spessori timbrici di assoluto rilievo per originalità e creatività. La caratteristica di questo compositore e interprete è di saper creare incessantemente ponti, collegamenti, unioni attraverso i quali coinvolgere altre forme artistiche, con le quali dare vita a molteplici plasticità formali. Una forma, però, che ha il potere di non cristallizzarsi mai, di non rimanere prigioniera in una temporalità statica, fissa, immobile, ma di trasformarsi in una sala degli specchi, dove ogni riflesso si perpetua in una miriade di immagini e di angolazioni cangianti.

Anche a livello di presa del suono queste registrazioni denotano cura e fedeltà di ricostruzione sonora. La dinamica è sempre corposa, veloce, dotata di armonici che offrono una buona decadenza del suono; il palcoscenico sonoro è riprodotto correttamente e non è mai invasivo a livello di profondità. Anche il dettaglio e l’equilibrio tonale (soprattutto Nell’Eden non andrò) sono altrettanto validi e piacevoli a livello di ascolto.

Andrea Bedetti

Hans-Jürgen Gerung – La commedia dell’arte (guitar-stage-music for a pantomime)

Hans-Jürgen Gerung (chitarra)

CD Gerung-Arts&Music

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 4/5

Hans-Jürgen Gerung – The tree (contemporary music for guitar and liute)

Hans-Jürgen Gerung (chitarra e liuto forte)

CD Gerung-Arts&Music

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 4/5

Hans-Jürgen Gerung – Pavanas (music for guitar and liute)

Hans-Jürgen Gerung (chitarra e liuto forte)

CD Gerung-Arts&Music

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 4/5

Hans-Jürgen Gerung – Nell’Eden non andrò (contemporary music for guitar, liute and voice)

Hans-Jürgen Gerung (recitazione, chitarra e liuto forte) - Zelino Vincenzi (recitazione)

CD Gerung-Arts&Music

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 5/5


Andrea Bedetti

Andrea Bedetti