La storia della musica colta italiana è fondamentalmente il percorso, il passaggio attraverso i territori allettanti e rassicuranti della melodia. La melodia sta alla musica italiana come la farina alla besciamella o come i tarallucci al vino, tanto per restare nel campo delle ovvietà, ne è un elemento indissolubile, al punto che un teorico severo come Ferruccio Busoni, per certi versi così implacabilmente avverso a determinate consuetudini italiche e stigmatizzatore, a suo parere, di nefaste tradizioni musicali del nostro Paese, fu al contrario un esaltatore dell’impianto melodico, al punto di delinearne i principi in uno scritto dal titolo Formazione della melodia, nel quale ne auspicò un futuro, grande sviluppo («l’avvenire è della melodia», scrisse testualmente) a scapito del tematismo, del quale invece sono farcite le scuole tedesca e francese, cosa che sorprenderà coloro che affermano di conoscere l’arte del compositore empolese, ma che in realtà non lo ascoltano con la dovuta attenzione.

Ed è proprio partendo da una pagina di Busoni, la Kammer-Fantasie über Bizets Carmen BV284, che il giovanissimo pianista torinese Francesco Mazzonetto ha voluto dare vita a un disco dedicato all’arte pianistica italiana, prendendo in considerazione un lasso di tempo che va da Baldassarre Galuppi fino a Nino Rota, passando attraverso Domenico Cimarosa, Muzio Clementi, Giovanni Sgambati e, per l’appunto, Ferruccio Busoni. Basta dare un’occhiata a questi nomi e conoscere un minimo la loro musica per rendersi conto che Mazzonetto ha voluto, per così dire, fornire una rappresentazione double face della melodia ad uso e consumo dei nostri musicisti, ossia di come la concezione melodica possa essere rappresentazione di se medesima oppure viatico (come auspicato da Busoni), inteso come cemento, collante, mastice, attraverso il quale progettare e realizzare musicalmente qualcosa d’altro-da-sé. Sì perché qui, per via degli autori scelti dal giovane artista torinese, abbiamo due aghi della bilancia: da una parte la Sonata in do minore di Galuppi e la Sonata in la minore di Cimarosa, alle quali può essere associata, pensando alla teoria degli insiemi, la Melodia dall’“Orfeo” di C. W. Gluck di Sgambati, in cui la melodia oltre a sostenere l’intera struttura, è immagine stessa della proiezione sonora, una linea circolare che ripete idealmente ciò che produce; dall’altra, a controbilanciare, la Sonata in si minore op. 40 n. 2 di Clementi, la Kammer-Sinfonie busoniana già citata e i Quindici preludi per pianoforte di Rota, che assurgono a una concezione nella quale la melodia è carburante di un costrutto, di un dipanarsi in cui il tematismo non potrebbe esistere senza la forza propulsiva della linea melodica, che non è più circolare, ma un susseguirsi di segmenti concatenanti, espressione fattiva di quello sviluppo melodico sul quale Busoni faceva un totale affidamento.

Melodia come “staticità” e come “complessità”, come contemplazione di se stessa e come articolazione progressiva, melodia passiva e melodia attiva, con quest’ultima, ovviamente, nelle grazie e nei sogni del compositore empolese e che trovano una perfetta corrispondenza d’intenti (melodia come sviluppo), oltre che nella sua “parafrasi” della Carmen dal sapore lisztiano, nei Preludi di Rota, un compositore del quale facciamo ancora fatica a staccarne la pellicola cinematografica dalla sua eccelsa arte musicale. Rota l’esploratore, Rota il dissacrante fabbro della tastiera, Rota il modernista che non poteva fare a meno del linguaggio tonale e la cui indagine musicale non poteva che trovare uno sbocco visivo nel cinema felliniano (da qui la missione quasi disperata di scinderlo, non solo a livello di immaginario collettivo, dall’universo del regista riminese), che nei Preludi riprende e prosegue a modo suo l’indagine chopiniana e debussyana, skrjabiniana e rachmaninoviana e in cui la melodia diviene vettore di nuove sonorità (Settimo Preludio: Allegro con spirito), elemento sardonico e beffardo (Decimo Preludio: Allegro Mosso e Marcato) o analisi di ciò che è sfuggente (Tredicesimo Preludio: Andante Cantabile).

Un programma, come si può intuire da ciò che si è detto, alquanto difficile da rendere non solo a livello tecnico (la melodia sull’Orfeo gluckiano di Sgambati, che si divertiva a fare il Liszt nostrano, ne è un esempio lampante), ma anche e soprattutto a livello espressivo, difficoltà causata dal dover rendere conto di queste mutevolezze della linea melodica e che non ci si aspetterebbe da un diciannovenne (quando l’artista torinese ha registrato questi brani), seppure dotato e baciato dalla dea dell’interpretazione. Ma è indubbio che Francesco Mazzonetto dimostra di non essere carente in tal senso, anzi; la sua lettura dimostra ampiamente la riflessione, l’immedesimazione, il lavorio di analisi e di raschiamento, la volontà di rendere non solo il segno sullo spartito ma anche il carico emotivo, la dimensione trasognante (ancora Rota e Sgambati), così come i pesi e contrappesi necessari per dare pieno equilibrio (Clementi, la cui Sonata è fonte di straordinaria e sorprendente modernità, checché ne dicesse il buon Mozart). Quello del giovane interprete piemontese è un pianismo di spessore, di pensiero che si fa suono (e questo lascia ben sperare per il suo futuro di artista e per il nostro di ascoltatori), di un’analisi che non resta tale (e che purtroppo oggigiorno imperversa nelle nuove e nuovissime generazioni), ma che deve necessariamente germogliare e fiorire per essere arte.

Il Fazioli Gran Coda F278 è stato riprodotto magnificamente dalla presa del suono curata da Gianandrea Mazza: la dinamica è corposa e sorprendentemente naturale sebbene la necessaria digitalizzazione, con lo strumento idealmente scolpito a debita profondità tra i diffusori, ricreando molto bene la fisicità dello spazio sonoro. Anche l’equilibrio tonale permette il pieno rispetto timbrico tra il registro grave e quello acuto, senza che l’uno abbia la preminenza sull’altro.

Andrea Bedetti

 

AA.VV. – Italian Piano Works

Francesco Mazzonetto (pianoforte)

CD Sony 88985403732

Giudizio artistico 4/5

Giudizio tecnico 5/5


Andrea Bedetti

Andrea Bedetti