Nell’universo artistico e nelle sue molteplici espressioni c’è un elemento umano e comunicativo che a volte si trasforma in manifestazione artistica tout court ed è quello che riguarda il rapporto tra docente e discente, tra colui che indica un possibile cammino e chi cerca di seguirlo, cammino attraverso il quale avrà modo, a sua volta, di indicarne un altro a chi si proporrà nelle vesti di novello discente. Una ruota ciclica, un mito di Sisifo costruttivo a due, un Giano bifronte che il tempo trasmuta dal docet al discit e viceversa. Un esempio di questo straordinario e fattivo legame che si viene a creare al di là della schematica e distaccata didattica può essere colto, a livello di risultati artistici ed esistenziali, in questo disco che vede protagonisti un grande compositore e didatta, Niccolò Castiglioni, morto un triste giorno del settembre 1996, e un’interessante compositrice contemporanea, Delilah Gutman, che di Castiglioni fu allieva nella classe di composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. La peculiarità di questa registrazione parte da un atto di omaggio, di gratitudine e di ricordo che Delilah Gutman ha voluto dedicare a Castiglioni a distanza di vent’anni dalla sua scomparsa (il CD è uscito nel 2016), un tributo di una musicista nei confronti di colui che ha permesso a quest’ultima non di diventare, ma di essere musicista: in fondo l’insegnamento e il discernimento sono testimoni della stessa fonte sorgiva nella quale l’idea artistica diventa atto compiuto.

E in nome di questa idea che nasce e si propaga dall’essere la musicista italo-americana ha voluto abbinare tre composizioni del suo maestro, una pianistica, il denso e raffinato “Inedito”, una per duo violino & pianoforte, le “Undici Danze per la Bella Verena”, e una per voce sola, “Così parlò Baldassarre”, ad altrettante della sua produzione, la pianistica “Alef Tango”, i “Sette Canti d’Acqua” per viola e pianoforte, e i “6 Songs in the mirror” per pianoforte e soprano. Un’operazione discografica, questa, che spesso può rivelarsi controproducente per chi la decide, in quanto può avere un senso e un significato se il testimone tra il docente/discente, passando di mano, non mette in evidenza discrepanze concettuali, artistiche e costruttive tra l’uno e l’altro, ossia se il secondo deve percorrere ancora un bel po’ di cammino prima di essere in grado di voltarsi e rendersi conto che il tragitto percorso gli è servito per essere a sua volta in grado di indicare a qualcun altro. Ebbene, da quanto si ha modo di ascoltare, Delilah Gutman non ha certo bisogno di dover camminare ancora prima di fermarsi a sua volta nel sentiero dell’insegnamento/discernimento poiché le sue opere, sebbene mostrino un panorama differente, nello stesso sentiero, da quello di Castiglioni, sondano le medesime profondità, gli stessi interrogativi, le stesse speranze che il suono sa plasmare in illusioni e certezze di una vita. Se la tessitura di Castiglioni, colta e straordinariamente lucida (“Inedito” è un black hole timbrico capace di risucchiare ogni forma di materia sonora tale è la sua intensità espressiva), attinge da richiami stravinskijani, da meteore weberniane e da rigurgiti espressionistici intinti in frammenti tardoromantici, la matassa espressiva di Delilah Gutman è più accogliente, un sonoro ventre materno nel quale trova rifugio l’ascoltatore, accolto da strati melodici che sarebbe indegno definire semplicemente post-einaudiani. Se in Castiglioni domina il riverbero lunare minacciato dall’incombere delle tenebre, in Gutman la luce solare acceca le pietre, se il primo si sente ancora erede di una tradizione culturale ancor prima che musicale (Castiglioni incarna il senso etico prima ancora di quello estetico), la seconda è figlia non solo dello scorso secolo, ma anche di un non-tempo (c’è una frase nel libretto di accompagnamento in cui la Gutman ricorda che “ogni frontiera dell’essere cessa di esistere là dove lo Spazio si assoggetta al Tempo”: chiara tentazione di un’iperbole heideggeriana lasciata in comodato d’uso al dominio musicale).

La musica commuove, come ben ricordava Severino Boezio, ma la musica interiore, l’assembramento di suoni del cuore e dell’anima che risuonano tra due persone, tra chi indica e chi segue, a volte è ancor più commovente.

Andrea Bedetti

Niccolò Castiglioni-Delilah Gutman – “Castiglioni – Gutman 1952-2016”

Laura Catrani (soprano) – Rephael Negri (violino & viola) – Delilah Gutman (pianoforte)

CD Stradivarius STR 37064

Giudizio artistico: 4/5

Giudizio tecnico: 4/5

Andrea Bedetti

Andrea Bedetti