Disco del mese di Febbraio 2026
Ci sono dei progetti discografici che, al di là della validità artistica, permettono all’ascoltatore più attento, più sensibile e naturalmente più colto, di cogliere degli aspetti che vanno ben oltre la sfera dell’elemento sonoro in sé. E il disco del quale scrivo in questo contributo, pubblicato dalla Da Vinci Classics con diversi brani in prima assoluta mondiale, rappresenta un perfetto esempio di ciò. Mi riferisco al CD Cantatas. Sacred Music in Thuringia, che presenta pagine sacre dello sconosciuto Fr. Troll, di Johann Gottfried Walther, Johann Theodor Roemhildt, Friedrich Wilhelm Zachow e di un concerto per flauto di anonimo su copia di Johann Georg Pisendel, brani che storicamente vengono fissati nella prima metà del XVIII secolo nell’area geografica della Turingia, situata nel cuore centrale della Germania, la quale, come ben ammonisce il musicologo e direttore orchestrale Marcello Trinchero, che nel disco dirige i componenti vocali e strumentali dell’ensemble I Contrappuntisti, non dev’essere ricordata musicalmente soltanto come la terra che ha dato i natali a Johann Sebastian Bach, ma anche «a una moltitudine di compositori - alcuni rinomati ai loro tempi, altri poi relegati all'oscurità - le cui opere testimoniano la straordinaria vitalità e diversità del periodo».

Per capire l’importanza di questi autori, i cosiddetti “piccoli maestri” della Turingia e la loro musica, improntata sul severo rigore della dialettica teologica luterana, bisogna fare un passo indietro, ossia a circa due secoli prima, quando questo vasto territorio fu testimone di una delle più atroci carneficine della storia occidentale, quella che viene ricordata come la Guerra dei contadini, causata dall’irruzione della Riforma protestante e dai suoi diversi rivoli che andarono a sconvolgere le campagne e le città di quella regione. Ora, non è qui il caso di ricordare quegli eventi storici, così drammatici e luttuosi, ma è il caso, quantomeno, di rammentare come la dottrina luterana e le sue propaggini, soprattutto quelle raccolte intorno al pensiero e all’azione ancor più rivoluzionari del predicatore Thomas Müntzer, a capo della ribellione contadinesca, abbiano portato la società tedesca del tempo a una vera e propria rivolta dal basso, con un inevitabile capovolgimento di quei valori che fino a quel momento avevano visto primeggiare il vertice della piramide, vertice rappresentato dal conservatorismo e dai privilegi esclusivi a favore della nobiltà e dell’alto clero. In tal senso, la rivoluzione protestante, impegnata a diffondere la concezione antipapale e a contrastare il potere assoluto dei pochi (il motto di Müntzer fu omnia sunt communia, ossia “tutto è di tutti”), non si limitò a rendere accessibili ai più umili e ai più diseredati le sacre scritture, come nel caso della traduzione in tedesco della Bibbia, ma permise loro un coinvolgimento diretto, da protagonisti, nella vita religiosa, quindi anche sociale, grazie al potere emotivo e immaginifico dato dalla musica, dando modo ai fedeli di non essere solo dei passivi osservatori dei riti ecclesiastici, ma anche e soprattutto attori attivi all’interno della musica sacra eseguita nelle chiese del tempo.

Proprio in nome di questa compresenza attiva, fattiva, coinvolgente, nella quale il fedele incolto e ignorante si sentiva finalmente protagonista, mattone che faceva parte e formava un solido muro, la dimensione sonora ha rappresentato un formidabile collante e ha permesso alla comunità di comprendere meglio la dimensione rappresentativa del mondo nel quale, heideggerianamente, i suoi componenti erano stati gettati. Così, i compresenti più umili, più umiliati, più rifiutati cominciarono, anche attraverso la formulazione dei suoni, a percepire meglio, a focalizzare una propria Vorstellung nella quale riconoscersi. Il seme era stato gettato, e il seme era stato capace di tramutarsi in pianta, grazie alla resistenza delle sue radici, persino dopo la feroce e terribile repressione che ci fu in Turingia dopo il 1526, all’indomani della fine della deutsche Bauerkrieg e della condanna a morte di Müntzer, avvenuta per decapitazione l’anno prima, esattamente il 27 maggio 1525. La nuova fede, con il potente apporto della musica, fece sì che le classi meno abbienti e socialmente più esposte alla prepotenza e ai soprusi, potessero riconoscersi nella dimensione della comunità (Gemeinschaft) per resistere alla proiezione lacerante e disturbante della società (Gesellschaft). Alla luce di ciò, l’ascolto e la conoscenza di pagine che rientrano in tutta quella musica sacra che trova luce a partire dalla seconda metà del XVI secolo e che si irradia nella Germania centrale e del Nord nel XVII e XVIII secolo, devono essere metabolizzate tenendo presente tali aspetti storici e religiosi.

Ora, tornando al disco della Da Vinci Classics in oggetto, è interessante notare come tale progetto discografico sia nato fondamentalmente da una scoperta, come spiega lo stesso Trinchero nelle note di accompagnamento, avvenuta nel 1968, durante i lavori di restauro della chiesa di Großfahner, un villaggio situato a circa venti chilometri a nord-ovest di Erfurt, il capoluogo della Turingia, quando venne alla luce, in una cavità del tetto, un deposito di circa trecento opere sacre di compositori della Germania centrale, risalenti al XVII e XVIII secolo. Siccome, la maggior parte di quei preziosi manoscritti risultò danneggiata dal tempo e dall’umidità, si decise di trasferirli l’anno seguente alla Hochschule für Musik “Franz Liszt” di Weimar per catalogarli e restaurarli, dove tutt’ora sono conservati. Al di là di opere di compositori conosciuti quali Gottfried Heinrich Stölzel e Georg Philipp Telemann, molti altri manoscritti sono composti da altri musicisti, per l’appunto i già citati “piccoli maestri” della Turingia, del tutto marginali o addirittura precedentemente ignoti, come nel caso del cosiddetto “Herr Troll”, del quale, oltre a sette cantate conservate nella collezione Großfahner/Eschenbergen, si ha conoscenza solo di un’altra cantata che si trova presso la Biblioteca Universitaria di Gottinga e di un concerto per violino conservato nella Biblioteca Universitaria di Münster. Il nome di battesimo del compositore è ancora del tutto ignoto; sappiamo solo, grazie ai frontespizi delle sue opere, che si può dedurre che iniziasse con “Fr.”, forse Friedrich.

Sulla base del pochissimo materiale giunto fino a noi e considerando quanto premesso sopra, non si può fare a meno di evidenziare come la visione musicale di Troll sia oltremodo severa, squisitamente improntata in uno stile tedesco del Nord, che può vantare affinità con quello portato avanti da Dietrich Buxtehude. Da qui, appare ovvio come nelle sue opere venga bandita ogni forma di abbellimento, tipica della musica germanica del Sud, influenzata dalla scuola italiana; inoltre, Troll si appoggia sul cosiddetto schema durchkomponiert, ossia quando in un brano si eliminano ripetizioni, forme strofiche o sezioni separate e con la musica che segue ininterrottamente il testo o l’azione drammatica, senza fare uso di recitativi. Nella tracklist del disco sono presenti due suoi brani, la cantata natalizia Siehe ich verkündige euch e quella pasquale Singet dem Herrn ein neues Lied. Trinchero fa giustamente notare come la concezione compositiva di Troll possa, per così dire, essere considerata idiomatica, nel senso che nella prima cantata i versi discendenti richiamino la forza divina che scende tra gli uomini, mentre nella seconda i movimenti ascendenti portano l’ascoltatore a elevarsi e a identificarsi con il concetto della Resurrezione, dimostrando in tal modo come la sua fosse una musica fecondamente “teologica”, rinforzata “scenicamente” dall’impiego di trombe e timpani.
Oltre a brani dedicati alle Cantate, al di là di quelli di Troll e di Johann Theodor Roemhildt, come scriverò poi, la paletta propositiva della registrazione in questione propone anche quattro pezzi strumentali, vale a dire un concerto per flauto, originariamente concepito per violino, di autore anonimo della prima metà del XVIII secolo e giunto fino a noi attraverso la copia di Johann Georg Pisendel, e tre Corali per solo organo, due di Johann Gottfried Walther e l’altro di Friedrich Wilhelm Zachow. Il concerto per flauto è strutturato in tre tempi e mostra uno stile che richiama alla mente la brillantezza e la vivacità di quelli vivaldiani. Da qui, si può comprendere l’interesse mostrato da Pisendel, il quale fu uno dei violinisti più importanti del tempo in terra germanica.
Il lipsiense Friedrich Wilhelm Zachow, vissuto tra il 1663 e il 1712, dopo aver studiato organo e composizione, nel 1684 fu nominato organista e maestro di cappella della chiesa di Santa Maria a Halle, un incarico che mantenne fino alla morte. Fecondo autore di opere sacre, tra cui cantate, oratori e musica corale, oltre ad essere stato insegnante del giovane Händel, la sua musica può essere ricondotta al filone creativo di Dietrich Buxtehude, come testimonia il corale organistico Christ lag in Todesbanden, brano che conclude il disco.

Anche Johann Gottfried Walther è stato un figlio della Turingia, visto che nacque a Erfurt nel 1684, per poi morire a Lipsia nel 1748. Al di là della sua consistente produzione musicale, la sua fama è legata al leggendario Musicalisches Lexicon, pubblicato a Weimar nel 1732, quello che viene a tutti gli effetti il “padre” di tutti i dizionari di musica, nel quale raccolse i dati biografici dei compositori con le spiegazioni dei principali termini musicali. Inoltre, Walther fu procugino di Johann Sebastian Bach, con il quale collaborò molto attivamente durante il periodo di Weimar, trascrivendo tra l’altro per clavicembalo e organo numerosi concerti dei compositori italiani di quell’epoca, tra cui quelli di Vivaldi. Come musicista, Walther viene giustamente ricordato per le sue composizioni organistiche, maturate all’ombra del suo incarico di organista presso la Stadtkirche di Weimar, ottenuto nel 1707 e che occupò fino alla morte. Il suo stile, graniticamente frutto dell’espressione barocca, risente, come si può chiaramente comprendere dall’ascolto dei due brani organistici presenti nella tracklist del CD, ossia i Corali Von Gott will ich nicht lassen e Herr Christ, der einig Gottes Sohn, dell’indubbia influenza sia dell’immancabile Buxtehude, sia del più famoso Kantor.

Più particolare e meno conosciuta, almeno per i non specialisti, è la figura di Johann Theodor Roemhildt nato a Salzungen, nei pressi di Eisenach, e vissuto tra il 1684 e il 1756. Figlio di un predicatore, cosa che influì sulla sua visione compositiva, questo musicista cominciò gli studi musicali con Johann Jacob Bach (1655-1718), membro del ramo di Meiningen della famiglia Bach. Grazie alle spiccate doti dimostrate, fu accettato alla Thomasschule di Lipsia, dove affinò una solida formazione musicale sotto la guida di Johann Schelle e Johann Kuhnau, proseguendo allo stesso tempo gli studi all’Università di Lipsia. La sua attività professionale fu legata indissolubilmente al duca Enrico di Sassonia-Merseburg, del quale divenne maestro di cappella di corte. Inoltre, nel 1735, alla morte dell’organista di corte Georg Friedrich Kauffmann, Roemhildt assunse anche l’incarico di organista della cattedrale di Merseburg, che tenne fino alla morte.
Di questo musicista, che all’epoca godette di maggiore fama rispetto a Johann Sebastian Bach, sono pervenute fino a noi più di duecentotrenta cantate, oltre a una Passione secondo Matteo, opere che si contraddistinguono per l’uso brillante della sezione degli ottoni, principalmente trombe e corni. La sua opera ebbe diffusione fino agli ultimissimi decenni del Settecento, per poi essere progressivamente dimenticata.

Solo grazie al lavoro, recentissimo, di due musicologi tedeschi, Klaus Langrock e Christian Ahrens, è stato possibile compilare un catalogo dettagliato delle opere (denominato RoemV), permettendone una debita rivalutazione. Questi studi hanno permesso non solo una maggiore diffusione delle sue opere, almeno a favore degli appassionati di tale periodo musicale, ma anche di comprendere come il suo stile rientri a pieno titolo nel cosiddetto gemischter Stil, ossia lo “stile misto” coltivato dai compositori tedeschi dell’alto barocco, frutto di un sincretismo tra quello di matrice italiana con elementi di derivazione francese. Marcello Trinchero ha voluto inserire nel CD della Da Vinci Classics due cantate di Roemhildt, la Cantata Herr Jesu, deiner trost ich mich, Roem V 129 e la Cantata Herr wie groß ist deine Güte, Roem V 201. La prima è una pagina assai breve, un dato tipico che l’accomuna alle altre cantate solistiche del compositore, e adotta l’elementare alternanza Aria - Recitativo – Aria, mentre la seconda è decisamente più ampia e articolata, concepita per orchestra completa con tenore solista, coro, tre trombe, timpani, flauto dolce, due violini, viola e basso continuo.

Dopo aver ascoltato il disco, non solo una volta, mi sono detto che per apprezzare opere del barocco tedesco non bisogna necessariamente rivolgersi a registrazioni e a interpreti germanici, ma anche, come in questo caso, a musicisti e a cantanti italiani capaci di far rivivere in modo pressoché ideale il Geist artistico e spirituale di queste pagine. La resa espressiva e la lettura fatta da Marcello Trinchero, la cui caratura direttoriale si fonde con quella musicologica, e dai componenti dell’ensemble I Contrappuntisti (quantomeno devo ricordare i nomi del tenore Matteo Straffi, del basso Marco Grattarola, del flautista Valerio Febbroni e dell’organista Roberto Passerini, oltre al soprano Arianna Stornello e del contralto Giulia Beatini) è davvero emozionante, coinvolgente, votata a un’aderenza realmente “antropologica”, in grado di restituire la dimensione, la profondità, la missione sociale e religiosa di una visione musicale a dir poco irripetibile. Se le voci sono davvero convincenti nella tessitura e nella capacità di offrire sentimento e mistero, gli interpreti strumentali non sono certo da meno, anche per merito della direzione data da Trinchero, autorevole, lucida, pienamente immersa in quello stile protestante del quale si è accennato, oltre ad avere avuto l’indubbio merito di presentare autori e brani che non meritavano di certo l’iniquo oblio.
Disco del mese di febbraio di MusicVoice.

La presa del suono, effettuata da Simone Barbieri e da Alessandro Panella nella Chiesa di Ognissanti di Trino, in provincia di Vercelli, è degna di nota, a cominciare dalla dinamica che non lesina in fatto di velocità, energia e una piacevole naturalezza (connotazione, questa, che si coglie soprattutto grazie agli ottoni e ai timpani). Il parametro del palcoscenico sonoro evidenzia una ricostruzione capace di trasmettere la profondità spaziale dell’evento sonoro, permettendo allo stesso tempo l’irradiazione sonora in ampiezza e in altezza ben oltre i diffusori. Stesso discorso, infine, per l’equilibrio tonale e per il dettaglio; il primo è ottimamente pulito e scontorna adeguatamente, sia nelle voci sia negli strumenti, il registro medio-grave da quello acuto, mentre il secondo è fecondo di matericità, con dosi ragguardevoli di nero intorno agli artisti, conferendo credibilità tridimensionale e coinvolgimento nell’ascolto.
Andrea Bedetti
AA.VV. - Cantatas. Sacred Music in Thuringia
I Contrappuntisti – Marcello Trinchero (direzione)
CD Da Vinci Classics C01098
