Quando il grande musicista romano è morto lo scorso 6 luglio, non si è persa l’occasione di ricordarlo soltanto attraverso le sue celeberrime colonne sonore; in realtà, il compositore è stato un grandissimo autore di musica contemporanea, legato tra l’altro al leggendario gruppo d’improvvisazione di Nuova Consonanza. Beatrice Bassi, in questo articolo, lo spiega analizzando quattro opere che mostrano la sua grandezza compositiva

La musica si è fermata il 6 luglio 2020, quando Ennio Morricone ha chiuso per sempre gli occhi, all’età di quasi novantadue anni. Anche in occasione degli articoli di circostanza, dei cosiddetti “coccodrilli”, tutti si sono soffermati su Ennio Morricone come grande compositore di colonne sonore - solo alcuni esempi sono la Trilogia del dollaro (1964-1966) e la Trilogia del tempo (1968-1984) per la regia di Sergio Leone, Mission (1986) di Roland Joffé, Gli intoccabili (1987) di Brian de Palma e il più recente The Hateful Eight (2016) di Quentin Tarantino, con il quale si è aggiudicato l’Oscar per la migliore colonna sonora, dopo aver più volte concorso al premio e aver ricevuto nel 2007 un Oscar alla carriera.

Questo, però, si rivela essere un approccio indubbiamente riduttivo, in quanto Morricone oltre ad essere stato un autore di colonne sonore è stato prima di tutto un grande musicista contemporaneo; questo fatto, però, è stato del tutto misconosciuto dal grande pubblico, il quale ha apprezzato esclusivamente il compositore romano attraverso le sue musiche da film, così come la maggior parte degli appassionati di musica ammira l’arte direttoriale di Wilhelm Furtwängler, dimenticando che il sommo direttore tedesco è stato anche e soprattutto un valente compositore, quando invece lo stesso musicista avrebbe voluto essere ricordato come creatore di musiche e non come interprete. Allo stesso modo, Morricone provò sempre una grande amarezza, sapendo che la sua fama era legata esclusivamente alle centinaia di soundtracks composti per il cinema, mentre le opere alle quali teneva di più, fin dai tempi della sua appartenenza allo storico gruppo Nuova Consonanza, formato da giovani compositori e fondato da Franco Evangelisti, con il quale il musicista romano suonò e registrò album fino al 1980, rimasero del tutto sconosciute.

Una riunione di Nuova Consonanza; da sinistra, Giancarlo Schiaffini, Antonello Neri, Roberto Masotti, Ennio Morricone, Egisto Macchi e Franco Evangelisti

D’altronde, per avere una precisa idea della grande conoscenza della materia musicale da parte di Morricone, è necessario porre un accento sui suoi studi, effettuati al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma; qui ebbe la preziosa opportunità di studiare composizione con Goffredo Petrassi, dopo avere già conseguito i diplomi in tromba, strumentazione per banda, musica corale e direzione di coro.

Gli inizi musicali dimostrano la versatilità e la curiosità che gli erano proprie: scrisse nel 1957 il suo primo Concerto e, nello stesso anno, Quattro pezzi per chitarra, nel 1961 Faccio finta di dormire per Edoardo Vianello e la colonna sonora de Il federale per la regia di Luciano Salce. Un compositore dunque che era abituato a proiettare la sua creatività in svariate direzioni; ecco perché quando si rende omaggio a un artista come Ennio Morricone, ci si deve concentrare proprio su questo suo ampio spettroscopio musicale, senza limitarsi ad analizzare le composizioni più popolari e conosciute legate al cinema.

È necessario anche evidenziare come il musicista romano abbia sempre sperimentato nuove sonorità e nuovi effetti vocali o orchestrali in tutti i campi in cui si cimentò, in una costante ricerca sonora; sono indimenticabili gli stratagemmi compositivi come il fischio di Per un pugno di dollari, la voce greca, pura e monodica di Giù la testa e di Metti una sera a cena (brano nel quale la reiterazione del canto in forma circolare trova soluzione in un salto intervallare che offre un originale ed affascinante effetto musicale), la frusta, le campane, lo sparo, ecc.. Questi sono inconfondibili elementi che ricordano, a dimostrazione della vasta cultura musicale di Morricone, un altro compositore di profonda sperimentazione quale fu Erik Satie in Parade (1916), nel quale inserì nella partitura alcuni effetti tra quelli già citati.

Ennio Morricone con una delle sue partiture.

Al di là di queste indimenticabili pagine di musica per il grande schermo, è doveroso quindi compiere un atto di giustizia, approfondendo alcune tra le sue numerose composizioni di musica contemporanea, che rientrano nel repertorio vocale, in quello per coro con o senza strumenti, in quello cameristico, nonché in quello di musica sacra. Morricone, nella creazione di brani non filmici, si dedicava alla sperimentazione scevra da ogni richiesta di mercato, traslando poi le sue geniali trovate anche nella musica per cinema; il suo lavoro primario di musicista diventava dunque in seguito un prezioso “cantiere” di idee e traguardi musicali.

Quindi, tra le molte composizioni del compositore romano, si può citare Fluidi (per 10 strumenti) del 1988, con il titolo stesso che diventa l’idea di base del brano poiché la musica percorre quasi un percorso liquido, passando tra uno strumento e l’altro attraverso un’elaborazione costante. Varie cellule tematiche si ampliano a spirale, generando un’idea di ragnatela sonora, brevi istanti fuggevoli nei quali convivono differenti giochi, che esaminano differenti realtà basate su effetti “magmatici”. Ciò vuole indicare probabilmente un continuum tematico che non considera nessuno stile compositivo conosciuto e quindi impossibile da collocare, evidenziando il desiderio di Morricone di scandagliare ogni nota, che “vive” fine a sé stessa.

Lo stesso tipo di elaborazione si può riscontrare in Wow! (per voce femminile) del 1993; qui si evidenziano una serie di scale ascendenti e discendenti della voce, cromatismi, note tenute, note ribattute e sfumature vocali che mettono in risalto le sperimentazioni tanto amate dal compositore, che gioca con i colori della voce. Così, all’ascolto ogni effetto può essere interpretato dal pubblico come un personale discorso musicale.

Ennio Morricone e un'altra delle sue passioni musicali, la direzione d'orchestra.

Mirabili sono poi i Quattro anacoluti per A.V. (Antonio Vivaldi) per archi del 1997, dove il compositore romano riesce a “scavare” nella produzione vivaldiana, fino a individuare determinate note, rielaborandole e restituendole al fruitore attraverso brevi accenni tematici, quasi fossero dei suggerimenti appena sussurrati. I virtuosismi degli archi, i dialoghi a brevissimi canoni e le costanti imitazioni rendono il presente brano un inno alla creatività.

Infine, non si può non citare la Missa Papae Francisci (messa per doppio coro, orchestra e organo) scritta nel 2015 in occasione del bicentenario della ricostruzione della Compagnia di Gesù, un monumento musicale di immensa bellezza. Anche in questo caso è essenziale sottolineare un elemento molto importante per Morricone, vale a dire la necessità di evitare le esasperate grandiosità sonore. Il compositore infatti era convinto che l’organico potesse, di per sé, concedere tale effetto senza dover rinunciare all’intima emozione. Nella partitura, numerosi sono gli elementi legati alla costruzione musicale: la compagine corale si cimenta in una difficile esecuzione, accompagnata dalle percussioni, usate con parsimonia ma nei punti vitali, sottolineando i passaggi più importanti nel testo. Anche l’intenso dialogo fra voci e orchestra è di profondo impatto emozionale, mantenendosi sul crinale fra la tonalità e la sua sospensione, senza mai invadere il campo delle dissonanze estreme; un testamento, questo, che lascia il segno.

Ora, dopo la morte di Ennio Morricone, non resta che una speranza, quella che si possa finalmente portare alla luce la sua vasta produzione non cinematografica, la quale merita la stessa attenzione di quella già più celebrata ed eseguita, al di là delle etichette e dei luoghi comuni.

Beatrice Bassi

Brani analizzati:

Fluidi - per 10 strumenti - 1988

Wow! - per voce femminile - 1993

Quattro anacoluti per A.V. (Antonio Vivaldi) per archi - 1997

Missa Papae Francisci - Messa per doppio coro, orchestra - 2015

Beatrice Bassi

Beatrice Bassi