La musica per chitarra di Britten sul solco di Dowland e Bream

Strano il destino della scarna produzione che Benjamin Britten, all’interno del suo sterminato catalogo compositivo, dedicò alla musica per chitarra. Questo perché se le tre opere che scrisse sono tuttora oggetto di venerazione e ammirazione da parte degli interpreti, questo anche per il fatto che furono pensate ed elaborate “su misura” per lo straordinario chitarrista britannico Julian Bream, dall’altra la loro ricezione in ambito di ascolto è ancora ristretta nel novero degli appassionati di questo strumento. Quindi, se le registrazioni discografiche in tal senso non mancano, la loro diffusione, nonostante la validità e la bellezza che le contraddistinguono, è ancora assai limitata.

La cover del CD Aulicus Classics dedicato all'integrale per chitarra di Benjamin Britten.

Una non recentissima registrazione, pubblicata dalla Aulicus Classics, propone attraverso l’interpretazione di due artiste elvetiche, la chitarrista Marie Chabbey e il soprano Sophie Graf, questi tre brani, il Nocturnal After John Dowland op. 70 per sola chitarra, il sesto volume dei Folksongs Arrangements e i Songs from the Chinese, per chitarra e voce. La peculiarità di questa incisione è che oltre ai suddetti brani, sono state incluse anche due pagine del grande compositore rinascimentale John Dowland, ossia Come Heavy Sleep (dal quale Britten desunse il suo Nocturnal) e la celeberrima Lachrimae Pavan.

Benjamin Britten compose il Nocturnal After John Dowland nel 1963 per Julian Bream, che lo presentò in anteprima l’anno successivo, esattamente il 12 giugno 1964. I nove segmenti dell’opera rappresentano delle “variazioni e tema”, nel senso che procedono inversamente al consueto ordine di un tema e delle successive variazioni. Il compositore inglese assunse a modello per elaborare la sua pagina proprio il Come, Heavy Sleep, che si trova nel The First Booke of Songes or Ayres of Foure Partes with Tableture for the Lute di John Dowland, stampato nel 1597. Quindi, la particolarità dell’op. 70 sta nel fatto che il tema viene rivelato solo alla fine, con le sette variazioni che precedono ad esso alludendo, di volta in volta, alla canzone in questione con trattamenti che riguardano i vari frammenti tematici. Britten, nella sua composizione, riuscì a rendere la bellezza del brano originale di Dowland attraverso una mirabile Passacaglia, ossia incarnante il tema, che va a sciogliere e a dipanare quanto enunciato, a livello di germinazione armonica e melodica, precedentemente dalle variazioni attraverso questo cammino a ritroso. Da parte sua, il pezzo di Dowland, su versi del poeta e Scacchiere del re Fulke Greville, rende in modo sublime le varie fasi dell’insonnia che attagliano coloro che non riescono a dormire, suggerendo come il sonno, visto come simbolo della morte, possa impadronirsi come una liberazione di colui che è insonne.

Il grande chitarrista e liutista inglese Julian Bream.

Brano celeberrimo, uno dei più rappresentativi del tardo Rinascimento europeo, la Lachrimae Pavan di Dowland racchiude il mistero di un melanconico languore che è espressione di un’epoca, enunciato con una commovente nobiltà d’intenti armonici e timbrici.

Tornando ai due rimanenti brani di Britten e che vanno a completare la sua integrale per chitarra, il compositore inglese dedicò il sesto volume dei suoi Folksongs Arrangements allo strumento a corde con la presenza della voce (i primi cinque, invece, videro protagonista il pianoforte con la voce, e il settimo l’arpa e la voce, rappresentata originariamente da quella dell’inseparabile Peter Pears). Composto da sei canzoni popolari inglesi, questo sesto volume fu pubblicato nel novembre del 1961, insieme con il quarto e il quinto volume, mentre i primi tre risalgono agli anni Quaranta. Il sesto volume ha come denominatore comune nelle sue canzoni dei temi squisitamente tradizionali che fanno parte della cultura popolare inglese, ossia la figura del marinaio, presente nei pezzi The Soldier and the Sailor e Sailor-Boy, così come l’amore unito al concetto morale, che si realizza magnificamente nell’ultimo brano di questo volume, The Shooting of his Dear, dove un giovane spara accidentalmente alla sua fidanzata durante una battuta di caccia dopo averla scambiata per un cigno.

Julian Bream accompagna con il liuto la voce di Peter Pears.

Da ultimo, i Songs from the Chinese formano un ciclo di sei canzoni su poesie tradotte dall’originale cinese da parte del sinologo Arthur Waley e furono scritte nel 1957, mentre la loro prima esecuzione risale all’anno successivo, effettuata dal duo Peter Pears & Julian Bream. Già alla fine degli anni Cinquanta Bream aveva raggiunto la fama internazionale di liutista e chitarrista, accompagnando tra l’altro Peter Pears in un leggendario tour nelle isole britanniche, dedicato a brani di John Dowland e di altri autori inglesi rinascimentali. Questi concerti, che ottennero un grandissimo successo, ispirarono Britten a scrivere per il duo Bream & Pears. Nacque così il ciclo Songs from the Chinese, che fu messo inevitabilmente a confronto con un’altra grande raccolta di canzoni cinesi, il Das Lied von der Erde di Gustav Mahler. Il tema di cui vanno a trattare le sei canzoni del ciclo di Britten è quello della caducità, oltre che rappresentare un inno alla giovinezza e alla bellezza, e che trovano nell’ultimo pezzo, il Dance Song, il loro culmine, rappresentato da una vera e propria danza selvaggia in cui l’immagine dell’unicorno simboleggia il concetto dell’innocenza perduta, uno dei temi preferiti del compositore inglese.

Le interpreti della presente registrazione, a sinistra il soprano Sophie Graf e, a fianco, la chitarrista Marie Chabbey.

Di fronte all’iconica coppia Bream & Pears quella elvetica Chabbey & Graf non sfigura, dimostrando di essere in grado di identificarsi sia nello spirito popolare britannico, sia nei sentimenti opposti presenti nel ciclo delle poesie cinesi. Se la chitarrista riesce a restituire debitamente atmosfere e sfumature (e questo vale anche per i due brani di Dowland), oltre a rendere ottimamente la fitta e difficile scrittura britteniana, la voce del soprano non è da meno, al di là della perfetta pronuncia inglese, nel tratteggiare un io narrante in perpetua trasformazione, non mostrando pecche, soprattutto nel registro acuto, chiamato soventemente in causa.

Mario Bertodo si è occupato della presa del suono ottenendo un ottimale risultato d’insieme. Tutti i parametri sono più che sufficienti e in cui spicca quello dell’equilibrio tonale, in cui il timbro della chitarra non viene mai sovrastato da quello della voce, anche quando quest’ultimo entra nel registro acuto e sovracuto.

Andrea Bedetti

Benjamin Britten – Complete Guitar Music

Marie Chabbey (chitarra) - Sophie Graf (soprano)

CD Aulicus Classics ALC 0083

Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 4/5

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