I Sei divertimenti Op. 1 di Leopold Hofmann

 Disco del mese di Marzo 2023 

Quando il 9 maggio 1791, su propria richiesta, Mozart fu nominato assistente di Leopold Hofmann, che ricopriva l’incarico di Kapellmeister presso la cattedrale di Santo Stefano a Vienna, una mansione puramente onorifica per la quale non era previsto alcun compenso e che il sommo salisburghese accettò solo con la speranza di succedere allo stesso Hofmann, che a quel tempo era malato, in modo da poter accedere al titolo di maestro di cappella e ottenere la paga di duemila fiorini annui. Ma Hofmann si riprese, guarì e tornò a occupare la posizione di Kapellmeister, precludendo così a un disperato Mozart la possibilità di risollevare le sue misere entrate.

La storia ce lo insegna e a più di due secoli di distanza il nome di Mozart ci fa pensare a tutto, mentre quello di Hofmann a nulla, a meno che uno non sia uno specialista della musica austriaca della seconda metà del XVIII secolo. E questo per il semplice fatto che il viennese Leopold Hofmann, nato nel 1738 e morto sempre nella capitale austriaca nel 1793, ossia due anni dopo il divino salisburghese, nel frattempo è entrato a far parte del calderone di quei compositori, e sono veramente tanti, di cui le spire del tempo e della storia hanno dissolto le opere e le azioni o, quantomeno, sbiadito la loro importanza. Un’importanza, a dire il vero, che nel caso di Hofmann dovrebbe essere riportata in una determinata luce, per i motivi che andrò ora a spiegare, soprattutto se si tiene conto che se oggi il suo nome è quasi dimenticato, lo stesso non si può dire se ci riferiamo alla sua epoca, visto che le sue opere furono conosciute ed eseguite in buona parte del vecchio continente, stampate perfino al di fuori dei confini austriaci.

La cover del CD Challenge Records con i Sei Divertimenti Op. 1 di Leopold Hofmann.

Hofmann fu un notevole didatta, sia di clavicembalo e violino, così come di composizione, una fama che si consolidò ulteriormente quando divenne istruttore di musica dei figli della famiglia imperiale, succedendo a Georg Christoph Wagenseil; ma, al di là dell’impegno propedeutico, Hofmann, nella seconda metà del XVIII, fu considerato un musicista autorevolissimo al pari di mostri sacri come Gluck e Haydn (anche se quest’ultimo non poteva proprio sopportare il collega viennese), al punto di ricevere la prestigiosa medaglia d’oro di Vienna, che gli conferì lo status di principale musicista della capitale asburgica. Allo stesso tempo, Hofmann fu definito il fondatore della scuola viennese di tecnica violinistica e in grado di innovare lo stile sinfonico del tempo, fissando l’uso di una lenta introduzione al primo tempo, un’innovazione ampliata successivamente da Haydn, oltre ad aggiungere un quarto tempo ai canonici tre usualmente utilizzati all’epoca. Al di là della sua produzione di musica sacra e sinfonica, Hofmann si concentrò principalmente nella composizione di musica per archi, soprattutto quella da camera.

E qui arriviamo al motivo per il quale parliamo di questo compositore viennese, visto che il contrabbassista, violista da gamba e direttore Matteo Cicchitti con due membri dell’ensemble Musica Elegentia, Paola Nervi al violino e alla viola, Antonio Coloccia al violoncello e lo stesso artista abruzzese al violone, hanno registrato per la Challenge Records i Sei Divertimenti op. 1 di Hofmann. Questo nuovo progetto discografico prosegue idealmente quanto fatto da Cicchitti e dalla Musica Elegentia nei due dischi precedenti, dedicati rispettivamente ai Divertimenti viennesi di Carl Ditters von Dittersdorf, Johann Baptist Vanhal e Michael Haydn, così come alle Sei sonate per violino, violoncello e basso continuo di Georg Christoph Wagenseil, ossia presentando esempi interessanti e poco conosciuti appartenenti proprio al genere del Divertimento che, come ricorda giustamente Francesco Rocco Rossi nelle esaustive e interessanti note di accompagnamento al disco, fu definito da Heinrich Christoph Koch nel Musikalisches Lexikon (risalente al 1802) una sorta di garbato dialogo tra strumenti, non polifonico e non imperniato su alcun complicato processo di elaborazione motivica, ma piuttosto concepito per dare vita a un amabile e piacevole ascolto. Da ciò, si può ben intuire come anche il divertimento entrò a far parte di quelle testimonianze musicali appartenenti al cosiddetto stile galante, che si propose di offrire il gusto della piacevolezza attraverso una propensione incentrata su trame musicali molto più trasparenti e ariose rispetto al precedente periodo barocco, oltre a rappresentare, da un punto di vista sociologico (un aspetto molto importante questo), un’apertura e un coinvolgimento diretto a favore del mondo dei dilettanti, vale a dire di quegli esecutori aristocratici o altoborghesi capaci di eseguire brani che non presentavano asperità tecniche ed espressive. Ed è proprio questo il contesto eminentemente galante in cui si vanno ad inserire le composizioni di Leopold Hofmann e, nel caso specifico, i suoi Divertimenti op. 1 che furono pubblicati nel 1775 da Johann Julius Hummel, la cui casa editrice aveva sedi ad Amsterdam e Berlino. Per quanto riguarda la strumentazione, questi Sei Divertimenti sono equamente divisi, con i primi tre che presentano la viola, il violoncello e il violone, mentre gli altri tre vedono il violino, il violoncello e il violone. La struttura e il numero dei tempi invece variano (si va dal Trio n. 5 composto da soli due tempi al n. 1 che, invece, ne ha ben cinque), tenendo ben presente che lo svolgimento e lo sviluppo tematici sono appannaggio sempre ai due strumenti più acuti.

Leopold Hofmann in una stampa dell'epoca.

Sia ben chiaro, ci troviamo di fronte a composizioni il cui obiettivo, come si è visto, era quello di trasmettere piacevolezza, un ascolto leggero, come imponevano le regole della buona società del tempo, e la cui esecuzione veniva effettuata sia per allietare serate aristocratiche, sia come passatempo nel corso di feste e ricevimenti. Ciò che stanno portando avanti Matteo Cicchitti e l’ensemble Musica Elegentia, con questa registrazione e con le altre due già citate, è proprio quello di ripescare e valorizzare su un piano squisitamente sociologico un tipo di musica che identifica, circoscrive e raffigura un preciso momento storico, nel quale il suo scopo è ancora quello di descrivere, ossia quando ancora la funzione sociale non è di manifestare il credo, le necessità individuali del musicista, i bisogni che affiorano dal suo Io (questa è una prerogativa che verrà portata avanti dall’irruzione del Romanticismo), ma facendo sì che il concetto dell’intrattenimento possa fornire un presupposto a quello del coinvolgimento interpersonale.

Ma ciò che noi non dobbiamo assolutamente fare è di ascoltare queste composizioni con il medesimo presupposto, ma di farlo sulla base di una precisa acquisizione storica, di una consapevolezza critica e conoscitiva che permette di attuare un diverso tipo di approccio, quello di comprendere la portata per l’appunto “sociologica” che lo stile galante ha saputo rappresentare, cifra di uno stile, di un gusto che ovviamente non ci appartiene, ma che è pur sempre testimonianza di un momento culturale, oltre che artistico. Insomma, è come se l’impianto rigorosamente filologico che è alla base di questo progetto generale non sia da intendere esclusivamente per ciò che riguarda l’aspetto della riproposizione musicale, ma anche emanazione diretta di un’epoca, una scheggia di affresco che va ulteriormente ad arricchire le nostre conoscenze rispetto a una concezione di sensibilità che non fa più parte del nostro bagaglio culturale ed esistenziale.

I protagonisti di questa registrazione: Paola Nervi, Matteo Cicchitti e Antonio Coloccia.

Però, se dovessimo attenerci solo su queste considerazioni, per ciò che riguarda il merito di questo progetto e il disco preso adesso in esame, si farebbe un grave torto a Cicchitti e agli altri due interpreti, poiché ciò che riescono a trasmettere, grazie alla loro appassionata e precisa lettura, è ancora una volta lo squisito ésprit che questi brani riescono a emanare. Ed è proprio qui che si concretizzano la loro bravura e la loro capacità nel restituire tutto ciò: così, la piacevolezza, la sottile ironia (trasmessa soprattutto dal violone), l’arguzia del dialogo imbastito, di volta in volta, dal violino, dalla viola e dal violoncello, affiorano con una nitidezza, una naturalezza che annullano di fatto ogni possibile rischio di stucchevolezza e di artificiosità, facendo sì che gli oltre settanta minuti di durata del disco si dissolvano in un mare di gusto e di galanteria.

E il fatto che ci siano perfettamente riusciti, cosa più facile a dirsi che a farsi, promuove a tal punto la loro registrazione da farla diventare il disco del mese di marzo di MusicVoice.

Maurizio Paciariello e Matteo Cicchitti durante la registrazione del disco.

Anche la presa del suono, effettuata da Maurizio Paciariello è semplicemente ideale, visto che entriamo di diritto nei verdi pascoli dell’audiofilia. La dinamica è un prodigio di velocità, energia e naturalezza, che si resta stupiti nel sapere che il suono ottenuto provenga da un compact disc. La qualità della dinamica va a influire inevitabilmente sulla ricostruzione del palcoscenico sonoro, il quale offre i tre artisti e i loro strumenti idealmente presenti al centro dei diffusori, a una discreta profondità con uno scontorno e una fisicità di altissimo livello. L’equilibrio tonale è contraddistinto da un’impeccabile messa a fuoco dei registri, i quali rimangono sempre ottimamente distinti, in modo da esaltare al massimo la piacevolezza e le sfumature sonore dei dialoghi. Infine, il dettaglio è un trionfo di matericità, con quantità considerevoli di nero che avvolgono gli strumenti, donando una palpabilità realmente fisica dell’evento sonoro.

Andrea Bedetti

Leopold Hofmann – Six Divertimenti Op. 1

Paola Nervi (violino & viola) - Antonio Coloccia (violoncello) – Matteo Cicchitti (violone & direzione)

CD Challenge Records CC72931

Giudizio artistico 5/5
Giudizio tecnico 5/5