Giovanni Battista Costanzi, genio della “Grande Bellezza” romana

 

Troppo si è abusato dell’ormai diventato adagio manzoniano, tanto la discografia di oggi ci ha abituato alla pressoché costante riscoperta di illustri sconosciuti e oscuri imbrattacarte. Per nostra grande fortuna la scelta di portare su disco le Sinfonie e le Sonate per violoncello di Giovanni Battista Costanzi (1704 – 1778) da parte dell’etichetta Glossa con il violoncellista Giovanni Sollima, risulta alquanto meritoria di interesse per più ragioni.
La prima è essenzialmente storica, Costanzi può essere a pieno titolo annoverato tra i rappresentanti di quella “Grande Bellezza” romana del Settecento, costellata da palazzi, cardinali e principi, assunto nientemeno che dal Cardinale Ottoboni a soli diciassette anni. Membro stabile nell’orchestra della caravaggesca chiesa di San Luigi dei Francesi, diventò presto maestro di cappella di molte chiese, tra cui la Cappella Giulia a San Pietro (il musicista belga André-Ernest-Modeste Grétry, che visse e operò a Roma, ebbe a dire che era forse il più amato dei compositori ecclesiastici). Insomma uno dei più classici esempi di meteora che la dalhausiana “scopa della storia” non si è curata molto di cancellare dai radar storici della musica ma la cui breve ricostruzione biografica può destare sicuramente interesse, se non altro per il contesto privilegiato e affascinante in cui ebbe a operare per tutta la vita, per essere stato indicato dallo stesso Boccherini come suo maestro e non ultimo per una produzione che per quanto sopravvissuta solo in parte, merita un particolare interesse soprattutto nel repertorio strumentale. Come anche le note del libretto fanno notare non ci sono particolari differenze compositive tra Sinfonie e Sonate (il genere della sinfonia non era ancora pienamente definito a quell’epoca), entrambe legate a filo doppio allo strumento solista, il violoncello.

Nelle Sinfonie si può ascoltare uno stile galante quasi del tutto formato con echi molto espliciti della musica romana del primo Settecento, la scrittura è di ottima fattura e alla ricerca di una costante piacevolezza, attenta a non inasprire mai il discorso musicale con modulazioni troppo ardite e concentrata in maniera pressoché costante sul rapporto tra strumento solista e orchestra, con quest’ultimo che nettamente spicca su tutti. Per quanto riesca difficile ricordare un tema o un passaggio specifico, alla fine dell’ascolto di ogni composizione di questo primo disco si ha una particolare sensazione di appagamento e sazietà dovuta all’indubbia qualità melodica che accarezza costantemente l’orecchio e che in parte spiega il perché di un successo tanto folgorante dell’autore nella Roma settecentesca.
Molto diverso l’ambiente delle Sonate, in cui il compositore dispiega quasi in ogni passaggio un numero assai elevato di virtuosismi che ben gli valgono il nome di “Giovannino del violoncello”. Le Sonate possono essere a pieno titolo considerate una gioia per l’ascolto, sia per la bellezza melodica di alcune, tra cui spicca quella in do minore con basso continuo e la splendida sonata per due violoncelli senza accompagnamento, una vera e propria battaglia tra strumentisti a chi riesce a realizzare al meglio le asperità virtuosistiche tanto che anche l’esecutore, Sollima, ha deciso di porvi mano aggiungendo due variazioni originali di sua mano. Rispetto alle sinfonie anche la ricerca motivica si fa qui più incisiva, basti pensare all’apertura quasi sognante della sonata in si bemolle maggiore a cui fa da contraltare un allegro di grande vigore energico e di ampia ricchezza ritmica e chiusa da una giga di chiara influenza corelliana.
Ogni pagina è intessuta di un sentimento d’amore per lo strumento che è quasi fisicamente palpabile, reso molto bene da un’esecuzione attenta alla prassi filologica che ben fa risaltare gli aspetti di novità di molte delle composizioni proposte. Accanto a un Giovanni Sollima particolarmente ispirato (che si esibisce con un violoncello Francesco Ruggieri, Cremona 1679), concentrato nel rendere nella maniera più chiara possibile ogni singolo virtuosismo senza che questo snaturi la composizione in un esercizio di stile fine a sé stesso, troviamo una Monika Leskovar (con violoncello Michele Deconet, Venezia, XVIII secolo) in gran forma che tiene perfettamente testa nelle Sinfonie e nelle Sonate in cui Costanzi ha previsto il duetto strumentale. Ottimo lavoro anche da parte dell’Arianna Art Ensemble che fornisce un supporto formidabile a questi due interpreti con un’ottima e ricca realizzazione del basso continuo da parte della clavicembalista Cinzia Guarino, del violoncellista Andrea Rigano e del liutista Paolo Rigano, cui si aggiunge Gianluca Ubaldi nelle sinfonie come timpanista e tamburellista.
Entrambe le registrazioni sono di grande qualità, sia tecnica sia artistica, particolarmente indicate agli amanti e studiosi del violoncello e si consiglia l’ascolto combinato per apprezzare a pieno la versatilità di un compositore che potrà dare molte soddisfazioni nel prosieguo, se ci sarà, della sua riscoperta.

Edmondo Filippini

Giovanni Battista Costanzi – “Sinfonie per violoncello”

Giovanni Battista Costanzi – “Sonate per violoncello”

Giovanni Sollima (violoncello), Monika Leskovar (violoncello), Arianna Art Ensemble
CD Glossa GCD 923802
CD Glossa GCD923801

Giudizio artistico 5/5
Giudizio tecnico 5/5