Dedicato a una musicista dimenticata, Charlotte de Rothschild

Abbinamento a prima vista particolare quello scelto nel suo ultimo disco dalla pianista e direttrice d’orchestra siciliana Maria Luisa Macellaro La Franca, che vede cinque Notturni di Gabriel Fauré (n. 2 in si minore e n. 3 in la bemolle maggiore, op. 33, n. 4 in mi bemolle maggiore, op. 36, n. 6 in re bemolle, op. 63, n. 11 in fa diesis minore, op. 104, opere che vanno dal 1880 al 1913) con quattro pezzi della baronessa Charlotte de Rothschild, pittrice, mecenate, intellettuale salottiera e anche pianista (fu tra l’altro allieva di Chopin), il Notturno: Andante in do minore, il Valzer: Allegretto in la minore (attribuiti come opere postume da Julian Fontana proprio allo stesso Chopin), la Polka in do minore e il Valzer in fa minore (per la storia di questi brani vedi l’intervista alla stessa Maria Luisa Macellaro La Franca).

La caratura compositiva ed espressiva relative ai quattro pezzi della baronessa parigina se da una parte rimandano allo stesso compositore polacco, sebbene depauperati da un’armonica e da un dominio e sfruttamento della tastiera che non possono essere paragonati con quelli sfoggiati da Chopin (sinceramente, ascoltando il Notturno e il Valzer in questione mi chiedo come abbiano potuto essere contrabbandati per opere chopiniane), dall’altra, però, lasciano trasparire una dimensione melodica i cui intenti risultano essere programmatici a fronte di una temperie, di un milieu musicale, di una sensibilità che appartengono indubbiamente alla scuola francese del secondo Ottocento e i cui sviluppi possono per l’appunto essere ascoltati nei cinque Notturni di Fauré che dai presupposti tipici e classici del suo primo periodo (prima metà degli anni Ottanta) trasmigrano in seguito in strutture più corpose e articolate (nel Notturno n. 4 l’articolazione progressiva porta a un incantamento temporale che si concretizza in un annullamento temporale presente invece nel Notturno n. 6) per poi, con l’irruzione del Novecento, mutare in una fase di inevitabile ricerca attraverso la quale concatenazioni dissonanti assumono un rilievo basilare nella costruzione dell’impianto armonico, distorcendone l’assunto melodico (Notturno n. 11).

Quindi, chi è avvezzo con la tradizione e il repertorio francesi in ambito pianistico non si stupirà di tale accostamento che ha radici e motivazioni più che lecite, anche se Maria Luisa Macellaro La Franca vuole mettere anche in evidenza il fattore da cui emerge come la storia musicale abbia completamente dimenticato la figura di Charlotte Rothschild, cancellandone il nome, nelle opere in questione, e sostituendolo con quello del suo maestro.

La lettura che fa la stessa pianista siciliana se da una parte evidenzia l’ammirazione e il rispetto dovuti alla Rothschild (in opere che tecnicamente non rappresentano di certo un ostacolo irto di difficoltà), esaltandone una certa espressività che mira a restituirne i tempi e le dinamiche più appropriati, dall’altra riesce ad essere convincente nell’affrontare le perigliosità dei Notturni di Fauré, permettendo all’ascoltatore, senza cadere nella trappola del didascalico, di cogliere il progressivo mutare da una timbrica votata ai contrasti (l’impronta di Liszt in terra francese!) ad una maggiormente concentrata sulle mezze tinte, sul trasfigurarsi di colori che, per ciò che riguarda il Notturno n. 11, non appare esagerato definire dal sapore pre-espressionista. Tutti segnali di un pianismo fatto di lucidità, di intenti non solo espressivi, ma anche storici (e qui c’è lo zampino della Maria Luisa Macellaro La Franca in qualità di direttore orchestrale), i quali sono preposti a raccogliere i fili di una visione, di una dimensione musicale che diventa momento di transito, di passaggio da riproporre costantemente in nome di un’ermeneutica esecutiva che non dev’essere mai messa da parte. Cosa che l’artista siciliana puntualmente e doverosamente fa.

Più che buona la presa del suono che evidenzia adeguatamente la dinamica e la microdinamica dello Steinway Modello D utilizzato per la registrazione; inoltre il palcoscenico sonoro ripropone lo strumento, scolpito nel dettaglio, al centro dei diffusori, leggermente avanzato. Una notazione finale: con tutta la buona volontà di questo mondo il Notturno n. 6 di Fauré potrà essere allungato a livello di esecuzione, ma non potrà mai raggiungere i 10.35 come riportato. In realtà, in questa registrazione, il brano dura esattamente due minuti meno.

Andrea Bedetti

 

Charlotte de Rothschild – Gabriel Fauré  4 Pièces pour piano – Nocturnes

Maria Luisa Macellaro La Franca, pianoforte

CD Da Vinci Edition C00012

Giudizio artistico: 4/5

Giudizio tecnico: 4/5